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            <title>Rss Feed pensionati.usb.it</title>
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            <description>Le ultime notizie di pensionati.usb.it</description>
            <language>it-it</language>
            
                <copyright>Unione Sindacale di Base</copyright>
            
            <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 16:46:53 +0200</pubDate>
            <lastBuildDate>Thu, 09 Jul 2026 16:46:53 +0200</lastBuildDate>
            
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                        <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 16:08:05 +0200</pubDate>
                        <title>Chi paga la stabilità finanziaria e l&#039;economia di guerra del governo Meloni</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/chi-paga-la-stabilita-finanziaria-e-leconomia-di-guerra-del-governo-meloni-1613.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Con la circolare n.41 del 23 aprile 2026 l’Inps rende nota l’applicazione della cosiddetta “finestra mobile” con riferimento alla casse dei dipendenti pubblici (CPDEL -CPS- CPI-CPGU) confluite nell’INPDAP e poi transitate in Inps, dopo la soppressione di quest’ultimo con la “legge Fornero”.</p>
<p>Giustificata con la necessità di tenere sotto controllo i conti del sistema pensionistico la finestra mobile, ovvero la decorrenza del trattamento pensionistico, dopo il raggiungimento dei requisiti per il pensionamento “anticipato” (42 e 10 mesi per gli uomini e un anno in meno per le donne), subisce un progressivo prolungamento anno dopo anno dal 31 dicembre 2024 al 1° gennaio 2028.</p>
<p>Per questi dipendenti pubblici il trattamento pensionistico potrà essere liquidato trascorsi:</p><ul> 	<li> 	<p>tre mesi dalla data di maturazione dei predetti requisiti contributivi se gli stessi sono maturati entro il 31 dicembre 2024,</p> 	</li> 	<li> 	<p>quattro mesi dalla data di maturazione dei medesimi requisiti se gli stessi sono maturati entro il 31 dicembre 2025,</p> 	</li> 	<li> 	<p>cinque mesi dalla data di maturazione dei medesimi requisiti se gli stessi sono maturati entro il 31 dicembre 2026,</p> 	</li> 	<li> 	<p>sette mesi dalla data di maturazione dei medesimi requisiti se gli stessi sono maturati entro il 31 dicembre 2027</p> 	</li> 	<li> 	<p>nove mesi dalla data di maturazione dei medesimi requisiti se gli stessi sono maturati a decorrere dal 1° gennaio 2028</p> 	</li> </ul><p>Quindi i dipendenti pubblici iscritti alle casse citate per non restare senza stipendio e senza pensione hanno dovuto e dovranno allungare i tempi del pensionamento, con la pensione anticipata, fino a raggiungere e maturare 43 e sette mesi di contribuzione, per le donne un anno in meno, a decorrere da gennaio 2028.</p>
<p>Del resto, già con la precedente legge di bilancio, l’età anagrafica (vecchiaia) per il pensionamento cosiddetto ordinamentale, per tutti i dipendenti pubblici, era stata fatta slittare dai 65 anni ai 67 come adeguamento dell’aspettativa di vita, a cui si dovrà aggiungere (legge n.199/2025) un mese a decorrere da 1° gennaio 2027 e altri due mesi da gennaio 2028.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma 28 aprile 2026 USB pensionati Fds</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 18 Nov 2025 20:29:31 +0100</pubDate>
                        <title>IL GOVERNO TAGLIA PENSIONI E SANITA’ PER FINANZIARE IL RIARMO!!</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/il-governo-taglia-pensioni-e-sanita-per-finanziare-il-riarmo-2034.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>IL GOVERNO TAGLIA PENSIONI E SANITA’ PER FINANZIARE IL RIARMO!!</p>
<p>Qualcuno ricorderà la precedente legge di bilancio che stanziava tre euro al mese di aumento per le pensioni minime, come copertura dell’aumento del costo della vita.</p>
<p>Una manovra che, insieme con la mancata perequazione delle pensioni, ha consentito al governo un risparmio di oltre 4 miliardi di euro.</p>
<p>Dal 2009 al 2025, una pensione di 1.200 euro ha subito una perdita di oltre 900 euro l’anno. La nuova legge di bilancio 2026 prosegue su questa strada e prevede, oltre all’allungamento dell’età pensionabile, il riconoscimento di 20 euro al mese solo per i pensionati ultrasettantenni che percepiscono una pensione sociale di 538,38 euro.</p>
<p>Per l’INPS, sono oltre 2.259.766 le pensioni che hanno bisogno di un’integrazione per raggiungere il valore minimo di 617,90 euro, già al di sotto della soglia di povertà.</p>
<p>La modifica dell’Irpef per il 2026 tanto declamata, con l’abbassamento di due punti percentuali che costituisce una riduzione base pari a circa 40 euro l’anno che, peraltro, vale solo per pensioni a partire da oltre i 28.000,00 euro, lasciando invariato il prelievo fiscale al 23% per le pensioni fino a 28.000,00 euro, per i quali NON sono previsti benefici, mentre le rendite finanziarie, i capitali di banche, assicurazioni, energetiche, farmaceutiche sono tassate dal 12% al 26% e continuano ad essere intoccabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quasi 6 milioni di persone</strong>, hanno dichiarato di aver rinunciato a visite, esami o trattamenti medici per motivi economici, o per le lunghe liste d’attesa.</p>
<p>La sanità è ormai un diritto riconosciuto solo ai ricchi.</p>
<p>Le pensioni e la sanità continuano così ad essere la cassa prelievi anche di questo Governo, che si è garantito in questo modo il rientro dal deficit concordato con l’Europa per potere spendere nei prossimi anni oltre il 5% del PIL in più per gli armamenti, oltre 100 miliardi di euro.</p>
<p>Tassare la ricchezza per finanziare i diritti!&nbsp; Mobilitiamoci per questo!</p>
<p>Serve una risposta forte e determinata partecipiamo in massa allo Sciopero Generale del 28 e alla manifestazione del 29 novembre.</p>
<p>“ABBASSATE LE ARMI – ALZATE LE PENSIONI ”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA FARSA/BEFFA DELLA &quot;RIFORMA&quot; IRPEF: 40 EURO ANNO</p>
<p>Il governo Meloni presenta la manovra 2026 come un grande sostegno al ceto medio: la riduzione dell'aliquota IRPEF dal 35% al 33% sulla fascia di reddito tra i 28.000 e i 50.000 euro.</p>
<p>Ovviamente niente per i redditi bassi, quelli al di sotto di 28 mila euro.</p>
<p>Questa non è una riforma; è una farsa!</p>
<p>Se supponiamo un reddito imponibile di 50.000 euro il beneficio, come riportato in tabella, si applica sulla differenza di reddito tra i 50.000 e i 28.000 euro, ovvero su una base imponibile di 22.000 euro. Il risparmio annuo massimo è il seguente: 22.000×2%=440 euro, poco più di 36 euro al mese per redditi da 50.000 euro! Per quelli che hanno un reddito imponibile di 30.000 euro il beneficio fiscale, come riportato in tabella, è di poco più di 3 euro mensili.</p>
<p>Basta con queste elemosine. Bisogna tornare all’art.53 della Costituzione: &quot;Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.&quot; Mentre, al contrario, continuiamo ad assistere all'introduzione di flat-tax, condoni e regimi fiscali che favoriscono evasori, rendite e grandi profitti, scaricando il costo di sanità e scuola, diritti universali di cui godono tutti, solo sulle spalle di lavoratori e pensionati.</p>
<p>IL RITORNO ALLA PROGRESSIVITÀ DELLA COSTITUZIONE NON È UN SUGGERIMENTO È UN DOVERE</p>
<p>1. Aliquote IRPEF più eque che proteggano le fasce di reddito basse e medie.</p>
<p>2. Tassazione più alta ed effettiva sulle rendite finanziarie e immobiliari, oggi inspiegabilmente privilegiate rispetto al reddito da lavoro e pensioni.</p>
<p>E infine l'IVA su alimentari e beni di prima necessità, la misura più regressiva e crudele. Tassare il pane, il latte, la pasta, le medicine di base è una tassa sulla povertà. L'IVA incide molto di più sul reddito di una famiglia operaia che su quello di un milionario.</p>
<p>La nostra richiesta è chiara: abolizione immediata dell'IVA su tutti i beni alimentari essenziali e di prima necessità! Una scelta di civiltà che deve essere finanziata dal prelievo sulle grandi ricchezze e i capitali di banche, assicurazioni, aziende energetiche e farmaceutiche che hanno realizzato enormi profitti destinati ad arricchire solo i loro azionisti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma 15 novembre 2025 USB Pensionati FdS</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 28 Aug 2025 11:34:30 +0200</pubDate>
                        <title>Flessibilità in uscita: ancora una spinta verso i fondi pensione. Basta finanziare le lobby, serve aumentare il valore delle pensioni </title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/flessibilita-in-uscita-ancora-una-spinta-verso-i-fondi-pensione-basta-finanziare-le-lobby-serve-aumentare-il-valore-delle-pensioni-1141.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>La riforma Dini del 1995 aveva stabilito, oltre all’introduzione del calcolo “contributivo puro” con il quale si sarebbero calcolate le pensioni per i lavoratori che versavano il primo contributo a partire dal 1996, la possibilità di accedere alla flessibilità in uscita con la “pensione anticipata” avendo raggiunto un minimo di &nbsp;64 anni di età e 20 anni di contribuzione, avendo però maturato un valore della pensione, il cosiddetto “importo soglia”, non inferiore a 1,5 volte &nbsp;l’importo mensile dell’assegno sociale in vigore. Con la legge di bilancio 2024/2025 il governo Meloni ha stabilito (vedi nostro comunicato del 28/01/2025) un innalzamento di tali requisiti portando i contributi utili ad un minimo di 25 anni a partire dal 2025 e a 3 volte il valore della pensione sociale come limite “dell’importo soglia” fissato dal 2024 a 1603,23 euro.</p>
<p>Per consentire di raggiungere tale importo, vista la riduzione del valore delle pensioni derivante dall’introduzione del calcolo contributivo, dai bassi salari, dalla discontinuità e precarietà del lavoro e l‘insufficiente contribuzione, e garantire “l’uscita anticipata”, il governo Meloni ha quindi stabilito di poter sommare al valore della pensione ordinaria l’importo della rendita pensionistica ottenuta con l’adesione ad un Fondo Pensione. Detto in altri termini una nuova spinta neanche tanto mascherata verso l’adesione ai Fondi Pensione che, dalla loro istituzione, non riescono a decollare secondo le aspettative.</p>
<p>In questi giorni l’On. Durigon sottosegretario al mistero del Lavoro e delle politiche sociali, per il quale si dovrebbe passare ad un’adesione forzosa ai Fondi Pensione con il versamento obbligatorio di almeno il 25 % del TFR, &nbsp;torna sul lugo del delitto e propone di inserire nella nuova legge di bilancio 2025/2026 una nuova spinta verso i Fondi Pensione, spacciandola per flessibilità in uscita, estendendo il possesso dei requisiti descritti prima a tutti i lavoratori, a prescindere dall’inizio del versamento del primo contributo utile, pre o post 1996.</p>
<p>Detto in altri termini a tutti i lavoratori per i quali vale il cosiddetto sistema misto (retributivo-contributivo) per il calcolo della pensione, in vigore dal 2012 a seguito della Legge Fornero.</p>
<p>La strategia di affrontare la questione pensioni attraverso le cosiddette riforme parametrali, invece che rivederne l’intero impianto come sostiene da tempo la USB, sta mostrando tutti i suoi limiti, affastellando criteri a criteri, requisiti a requisiti, e costringendo con il silenzio assenzo all’adesione ai Fondi Pensione gestiti secondo le logiche di accumulazione del capitale che non escludono neanche l’investimento in “Titoli di Guerra”. Il costo di un aereo F35 corrisponde secondo il sole 24 ore a 3.200 posti letto ed il costo di un carro armato ad oltre 10.900 pensioni minime. Una vera riforma delle pensioni dovrebbe partire in primo luogo da questi dati, dal rifiuto di finanziare le lobby degli armamenti e aumentare invece il valore delle pensioni minime oggi inchiodate a 534,41euro mensili.</p>
<p><strong>Roma 27/08/2025&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </strong></p>
<p><strong>USB pensionati FDS</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 29 Jul 2025 10:07:41 +0200</pubDate>
                        <title>Dalla finanziarizzazione dell’economia alla finanziarizzazione dello stato sociale.</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/dalla-finanziarizzazione-delleconomia-alla-finanziarizzazione-dello-stato-sociale-1014.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Con l’ultima crisi capitalistica del 2008 sembrava avviata la necessità, immediatamente smentita, di una più attenta riflessione sulla finanziarizzazione dell’economia, dove il settore finanziario acquisisce maggior peso e capacità decisionale rispetto all’economia reale determinando, come appunto nella crisi del 2008, una crescita delle disuguaglianze, una generale instabilità economica e paradossalmente il ribaltamento del liberalismo economico con l’inevitabile intervento dello Stato a copertura del debito, fallimento di banche, assicurazioni e istituti finanziari.</p>
<p>Una situazione analoga si era determinata, alla fine della Seconda guerra mondiale, nell’ambito del sistema previdenziale a capitalizzazione, con il crollo del capitale accantonato e del valore delle pensioni a seguito della pesantissima svalutazione della moneta. Una crisi che costrinse anche il quel caso ad un intervento dello Stato, lasciato fuori fino a quel momento, per assicurare le prestazioni previdenziali altrimenti insufficienti a garantire un ancorché minimo livello di vita. In quel frangente la lezione fu imparata, determinando una modifica del sistema pensionistico con il passaggio dal metodo a capitalizzazione a quello a ripartizione, e l’introduzione del minimo pensionistico, la cosiddetta “pensione sociale”, almeno fino ai primi anni ’90.</p>
<p>Le riforme previdenziali in senso liberistico che hanno preso il via dal ’92 fino ai nostri giorni hanno di nuovo determinato un cambio di paradigma, sostenendo l’insostenibilità del sistema a ripartizione ed il ritorno a quello a capitalizzazione, dove ciascuno riceve una pensione in base alla contribuzione versata, senza più neanche il paracadute dell’integrazione al valore della pensione minima.</p>
<p>Il fondamento di tale nuovo ribaltamento, e la risposta alle disastrose conseguenze sugli importi pensionistici che ne sarebbero scaturite, vista l’incapacità contributiva delle retribuzioni, si doveva ricercare in nuovi strumenti finanziari integrativi, fondi pensione, fondi sanitari, fondi immobiliari e assicurativi, ovvero la finanziarizzazione dello stato sociale da attivare e incentivare all’adesione con lo strumento del silenzio<br /> assenso.<br /> Su questo, come riporta il Sole 24 Ore di domenica 27 luglio, sta riflettendo il Governo Meloni in prospettiva della legge di bilancio, dove l’onere per la stipula degli strumenti finanziari/assicurativi ripartito tra lavoratori ed imprese dovrebbe essere garantito da sgravi fiscali e, nel caso della sanità, “La copertura finanziaria per questi incentivi si potrebbe determinare con il minore ricorso per questo tipo di bisogni alla santà pubblica (..) La collaborazione pubblico-privata con il settore assicurativo può aiutare a ridurre la necessità per lo Stato di intervenire”. Un nuovo impulso, quindi, alla finanziarizzazione dello stato sociale, naturalmente in attesa di una nuova inevitabile crisi finanziaria, a causa dell’economia di guerra e dal normale ciclo di accumulazione del capitale.</p>
<p><br /> Domenica 27 luglio 2025</p>
<p>USB Pensionati FdS</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 17 Jun 2025 17:15:48 +0200</pubDate>
                        <title>USB Pensionati: lobby delle armi vero artefice dello stato di guerra. 20 giugno sciopero generale, 21 giugno manifestazione nazionale</title>
                        <link>
                        	
                        			
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>È ormai evidente a tutti, soprattutto a chi specula in borsa, compresi i Fondi pensione, il ruolo straordinario che ha assunto la lobby delle armi in questi ultimi anni; vera artefice di uno stato di guerra che piega ai suoi interessi l’economia mondiale.</p>
<p>Nel confronto sulla spesa per armamenti tra gli stati rispetto al PIL, “riarmo” è la parola che ricorre con più frequenza; una gara a chi spende di più, trasformando le economie in crisi di produzione da globalizzazione in economie di guerra.</p>
<p>L’Unione Europea, che ha stretto i cordoni della borsa per anni rispetto alla spesa sociale (scuola, sanità, pensioni, diritto all’abitare), ha varato un piano di finanziamento per il riarmo dei singoli stati pari a ottocento miliardi fuori dal rispetto di vincoli di bilancio, fino a ieri imposto a tutti.</p>
<p>Ha fatto eco in questi giorni il segretario del nato Mark Rutte affermando che è necessario un aumento della spesa per la difesa (raggiungere il 5% del PIL), anche a scapito della sicurezza sociale e della sanità, in ossequio al presidente americano Trump.</p>
<p>La spesa per la difesa del nostro paese è oggi pari a 32 miliardi e arrivare al 5% significherebbe più che triplicare i costi.</p>
<p>La presidente del consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che al prossimo vertice all’Aja del 24 e 25 giugno presenterà un piano per raggiungere questo risultato nei prossimi anni, senza conseguenze rispetto alla spesa sociale.</p>
<p>Affermazione, quest’ultima, che ben presto verrà smentita dai fatti a causa del debito del bilancio dello Stato.</p>
<p>La realtà è che già oggi la spesa per armamenti incide sulla spesa sociale ad esempio:</p>
<p>&nbsp;</p><ul> 	<li>Per lo Stato italiano il costo di un alunno è di 7.000 euro l’anno</li> </ul><p>una bomba sganciata su Gaza costa dai 21.000 ai 432.000 Euro</p><ul> 	<li>Un solo F35 costa 103,700 milioni di euro pari a 4.320 posti letto in terapia intensiva o alla spesa per 168.892 pensioni minime.</li> 	<li>Un solo carro armato italiano Centauro costa 6,7 milioni di euro pari a 12.400 pensioni sociali.</li> 	<li>Un solo aereo Eurofighter costa 54,835 milioni di euro pari a 89.300 pensioni minime</li> 	<li>Un solo drone Leonardo Aristotele armato costa 1 milione di euro pari a 1.628 pensioni minime</li> </ul><p>&nbsp;</p>
<p>Sembra di essere imbarcati nella nave dei folli, che hanno deciso convintamente di buttare a mare anni di politiche di disarmo e non proliferazione degli apparati nucleari, rinunciando alla parola pace a favore della guerra e delle lobby degli armamenti.</p>
<p>Nel rispetto della nostra costituzione, che sancisce invece il ripudio della guerra, USB pensionati parteciperà altrettanto convintamente alla manifestazione indetta dalla confederazione USB per il giorno 21 giugno contro queste politiche guerrafondaie, sostenendo tutte le iniziative che si terrano nei vari territori in occasione dello sciopero generale del 20 giugno per ribadire con forza:</p>
<p><strong><u>Abbassate le armi alzate salari e pensioni</u>.</strong></p>
<p>&nbsp;E, ricordando Trilussa:</p>
<p><em>“Ninna nanna tu nun senti li sospiri e li lamenti de la gente che se scanna per un matto che commanna; che se scanna e che s’ammazza a vantaggio della razza. O a vantaggio d’una fede per un Dio che nun se vede, ma che serve da riparo ar Sovrano macellaro. Ché quer covo de assassini che c’insaguina la terra sa benone che la guerra è un gran giro de quattrini che prepara le risorse pe’ li ladri delle borse.” </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>USB Pensionati FdS</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 28 Jan 2025 15:21:00 +0100</pubDate>
                        <title>Il combinato disposto per i dipendenti pubblici in tema di pensionamento: Commi 162 e 165 legge di bilancio</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/il-combinato-disposto-per-i-dipendenti-pubblici-in-tema-di-pensionamento-commi-162-e-165-legge-di-bilancio-1525.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno forse ricorderà la modifica dei coefficienti di trasformazione, per il calcolo della pensione relativamente alla quota “A” del calcolo retributivo dei dipendenti pubblici, che il Governo Meloni voleva introdurre con la legge di bilancio 2023 e che costrinse medici ed infermieri a minacciare uno sciopero ed un pensionamento di massa a dicembre dello stesso anno, vista la perdita notevolissima che si sarebbe avuta sull’assegno pensionistico.</p>
<p>In quella occasione preso atto della situazione gravissima relativa al sistema sanitario nazionale il Governo Meloni fece marcia indietro rispetto a tale settore, lasciando però invariato il provvedimento per tutti gli altri dipendenti pubblici, apportando però una modifica relativa al tipo di pensionamento.</p>
<p>Chi fosse andato in pensione con il requisito dei 67 anni (vecchiaia) non avrebbe subito penalizzazioni, chi invece fosse andato in “pensione anticipata” con il requisito contributivo avrebbe dovuto subire il pesantissimo taglio dell’importo della quota “A” retributiva della pensione.</p>
<p>La scappatoia per i dipendenti pubblici a questa mannaia era comunque rappresentata dalla cosiddetta “pensione ordinamentale” per la quale le varie amministrazione mettevano in congedo obbligatorio, con un provvedimento d’ufficio, i propri dipendenti che, al raggiungimento dei 65 anni di età, avevano raggiunto i requisiti contributivi della pensione anticipata, vietandone la permanenza in servizio e soprattutto senza fare alcun taglio sulla pensione.</p>
<p>I nuovi interventi del Governo Meloni in tema di pensionamento dei dipendenti pubblici, commi 162 e 165 della legge di bilancio appena approvata, modificano proprio i limiti ordinamentali previsti dai rispettivi settori di appartenenza, rimettendo tutto in discussione.</p>
<p>Il comma 162 riallinea l’età di pensionamento obbligatorio, ove inferiore, al requisito per il raggiungimento della pensione di vecchia.</p>
<p>Di fatto l’età ordinamentale fino a ieri fissata a 65 anni per il collocamento a riposo dei dipendenti pubblici viene prolungata fino a 67 anni.</p>
<p>Con buona pace del sorprendente sottosegretario Durigon, il quale ha dichiarato la sua contrarietà all’allungamento dal 2027 dell’età pensionabile di quattro mesi, a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita rimessa in vigore proprio dal Governo Meloni, dopo il blocco della pandemia.</p>
<p>Per effetto del combinato disposto delle due norme, quella sul taglio della quota “A” della pensione e quella sull’età ordinamentale, chi pensava di poter andare in pensione a 65 anni, senza subire penalizzazioni, si troverà costretto a restare due anni in più, altro che quattro mesi, fino ai 67 anni, nuovo limite ordinamentale per il mantenimento obbligatorio in servizio.</p>
<p>Infine, con il comma 165, viene disposta, su base volontaria, la possibilità di permanenza in servizio fino all’età di 70 anni ma solo per una quota pari al 10% delle facoltà assunzionali già approvate, ed in base alle esigenze organizzative e di merito, oltre che alla necessità di tutoraggio e affiancamento ai neoassunti.</p>
<p>Un provvedimento che chiarisce la volontà del Governo di prolungare l’età della pensione fino a 70 anni, oltre che consegnare la materia pensionistica dei dipendenti pubblici alla totale discrezionalità delle varie amministrazioni bloccando il turn over, riducendo le facoltà assunzionali che boccheggiano in perenne mancanza e di ossigeno, pressando ancora di più a favore dell’esternalizzazione dei servizi al privato.</p>
<p>Dopo il rinnovo di un contratto a perdere, i dipendenti pubblici hanno così ricevuto dal Governo Meloni il benservito anche in merito al loro futuro pensionistico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma 24 gennaio 2025&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; USB Pensionati FdS</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 28 Jan 2025 15:19:57 +0100</pubDate>
                        <title>Nuovi requisiti per le pensioni delle future generazioni: Commi 181,182, 183 e 169 legge di bilancio</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/nuovi-requisiti-per-le-pensioni-delle-future-generazioni-commi-181182-183-e-169-legge-di-bilancio-1520.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>La legge di bilancio 207/2024 del Governo Meloni, disciplina al comma 181 i nuovi requisiti per l’uscita con pensione anticipata di tutti i lavoratori assunti dal 1° gennaio 1996, per i quali il calcolo della pensione si effettua unicamente con il metodo contributivo, calcolo definito sinteticamente “Contributivo Puro”.</p>
<p>Le novità introdotte modificano alcuni parametri già fissati a partire dalla “Legge Dini” n. 335/1995, e dalla cosiddetta “Legge Fornero” n. 214/201.</p>
<p>La legge Dini 335/1995 stabiliva che i neoassunti dal 1996 potevano andare in pensione anticipatamente avendo raggiunto un minimo di 20 anni di contribuzione e 64 anni di età, avendo però maturato un valore della pensione, il cosiddetto “importo soglia”, non minore a 1,5 volte l’importo mensile dell’assegno sociale stabilito per quell’anno.</p>
<p>Dopo un ulteriore intervento della “Fornero”, il Governo Meloni con la legge di bilancio 2023/2024 ha incrementato a sua volta tale limite portandolo a 3 volte l’importo della pensione sociale, fissandone così il valore a 1.600 euro.</p>
<p>Il Governo ha quindi reso, intenzionalmente, più difficile il raggiungimento di tale importo soglia per le nuove generazioni, quelle che ricadono nel “Contributivo Puro”, sapendo perfettamente che, a causa delle basse retribuzioni e della precarietà del lavoro, le pensioni subiranno tagli pensatissimi, rendendo impossibile il raggiungimento dell’importo soglia e quindi l’uscita anticipata.</p>
<p>Per non apparire contraddittorio con le promesse sbandierate in campagna elettorale di cancellazione della “legge Fornero”, strumentalizzando la difficoltà in uscita creata dallo stesso governo e confermando la politica già avviata con la riforma del 2005 a firma Maroni ministro leghista del governo Berlusconi, è stato estratto il coniglio dal cilindro, spingendo fortemente verso l’adesione ai Fondi Pensione privati.</p>
<p>Con il comma 181, si rende infatti disponibile l’importo della rendita pensionistica mensile, relativa al conferimento del proprio TFR/TFS a tali Fondi, in modo da poterla sommare (figurativamente) al valore della pensione ordinaria e raggiungere così l’Importo soglia, necessario per accedere alla pensione anticipata con 64 anni di età e un minimo di 20 anni di contributi, che tuttavia (comma 183) vengono progressivamente aumentati.</p>
<p>La nuova legge di bilancio rende infatti ancora più stringenti i requisiti previsti, stabilendo che a decorrere dal 2030 il valore di 3 volte l’importo della pensione sociale venga elevato a 3,2 e che il requisito contributivo fissato in 20 anni, venga incrementato di 5 anni già a partire da gennaio 2025 e di ulteriori 5 anni a far data dal 1° gennaio 2030.</p>
<p>La spinta verso i Fondi pensione appare poi ancora più evidente leggendo il comma 169 della stessa legge di bilancio, dove si prevede per i neoassunti dal 2025 la possibilità di aumentare volontariamente del 2% la contribuzione pensionistica senza tuttavia che tale incremento concorra al raggiungimento dell’importo soglia, che resta collegato solo all’adesione ad un Fondo pensione.</p>
<p>In sintesi, per poter accedere al pensionamento anticipato le nuove generazioni dovranno raggiungere 64 anni di età (salvo incrementi aspettativa di vita), un minimo di 25 anni di contribuzione da gennaio 2025 e 30 alla data del 1° gennaio 2030, ed un valore dell’importo soglia della pensione non inferiore a 1.710,11 euro, valore che non può però essere raggiunto pur versando volontariamente una quota aggiuntiva di contribuzione pari al 2%, ma sommando solo la rendita di un Fondo pensione. &nbsp;</p>
<p>In alternativa, pur versando il 2% in più, si dovrà restare a lavoro fino a 70 anni.</p>
<p>Ancora una volta, in linea con tutti i precedenti governi e smentendo le promesse di cancellazione della “Legge Fornero”, si interviene modificando in peggio alcuni parametri, rendendo più difficile l’uscita anticipata, spingendo verso la privatizzazione del sistema pubblico attraverso i Fondi Pensione, in analogia con la privatizzazione del sistema sanitario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&nbsp; Roma 24 gennaio 2025 &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;USB pensionati FdS</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <guid isPermaLink="false">news-150948</guid>
                        <pubDate>Wed, 11 Dec 2024 11:24:25 +0100</pubDate>
                        <title>Piattaforma USB pensionati: un governo contro i poveri. 13 dicembre sciopero generale</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/piattaforma-usb-pensionati-un-governo-contro-i-poveri-13-dicembre-sciopero-generale-1127-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Se, come dice l’INPS, oltre due milioni di pensioni devono essere integrate al minimo, significa che le retribuzioni di questi lavoratori, oggi in pensione, erano talmente basse e precarie da non consentire il versamento di una contribuzione adeguata a determinare una pensione appena sufficiente e comunque al di sotto della soglia di povertà. A queste pensioni il Governo Meloni destina come reupero dell’aumento del costo della vita un importo che già sembrava scandaloso di tre euro al mese e che, con l’adar del tempo, si è addirittura ridotto a un euro e ottanta centesimi. Non è più neanche carità, ma&nbsp; solo derisione e spregio della povertà di ieri come lavoratori e di domani come pensionati, vittime sacrificali sull’altare degli interessi del capitale che specula sulle conseguenze della guerra e del riarmo, a cui non vengono lesinati miliardi di nuove risorse.</p>
<p>Un capitale che nel nostro paese è tassato tra il 12% ed il 20 % mentre le pensioni subiscono un prelievo pari a circa il 30% medio.</p>
<p>Chi dice che l’economia del Paese è gravata da un costo insostenibile delle pensioni mente spudoratamente, visto che il sistema pensionistico versa oltre 65 miliardi alla fiscalità generale, costituendo una voce fondamentale per il finanziamento dello Stato, della sua struttura e dei suoi compiti, mentre l’evasione fiscale viaggia tra gli 80 ed i 100 miliardi di euro l’anno.</p>
<p>Senza considerare che il taglio delle risorse attuato in questi anni al sistema sanitario rappresenta un ulteriore riduzione della retribuzione indiretta di lavoratori e pensionati, costretti a pargarsi le cure, oltre 40 miliardi l’anno, nelle strutture private o rinunciare alle cure per l’impossibilità di sostenere le spese necessarie.</p>
<p>Un Governo che parla del rinnovo dei contratti di lavoro senza risorse ma arricchiti dal welfare aziendale; ovvero fondi pensione e sanitari attraverso i quali &nbsp;indirizzare la spesa verso le strutture private, teorizzando spudoratamente che in tal modo &nbsp;le risorse del sistema sanitario pubblico saranno destinate principlamente a coloro che non hanno la possibilità economica di usufruire di tali strumenti.</p>
<p>Così il cerchio &nbsp;si chiude &nbsp;realizzando &nbsp;il welfare dei poveri e degli straccioni, sanità e pensioni di serie A e di serie B con il conseguente smantellamento del dettato costituzionale ed un ulteriore aumento del divario tra ricchezza e povertà.</p>
<p>Il Governo Meloni è un governo contro i poveri, di cui si fa beffa approvando, con una legge di bilancio pari ad oltre TRENTA miliardi, il Bonus Natale di 100 euro, altra mancetta/marchetta caritatevole che per altro i pensionati continueranno a non percepire come i precedenti bonus.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>USB pensionati F.d.S.</strong></p>
<p><strong>Pieno sostegno e partecipazione alle manifestazioni di Milano e Roma sciopero generale del 13 dicembre ’24. </strong></p>
<p><strong>Abbassate le armi e alzate salari e pensioni</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 26 Nov 2024 11:06:08 +0100</pubDate>
                        <title>Pensioni da fame: dati Inps impietosi, USB Pensionati verso lo sciopero del 13 dicembre </title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/pensioni-da-fame-dati-inps-impietosi-usb-pensionati-verso-lo-sciopero-del-13-dicembre-1109-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>I dati dell’osservatorio statistico dell’Inps sono impietosi.</p>
<p>4.142.774 sono le prestazioni assistenziali con un assegno (pensione) sociale pari a 534,41 euro mentre 2.259.766 sono le pensioni integrate al minimo.</p>
<p>Questo ultimo dato in particolare chiarisce che nel nostro paese, pur andando in pensione con i requisiti anagrafici e contributivi previsti dalle norme vigenti, la pensione di oltre due milioni e duecentomila persone non raggiunge oggi il valore della pensione minima pari a 614,77, già di per sé inferiore rispetto al livello di povertà.</p>
<p>Tale situazione rende evidente che il lavoro povero, ovvero basse retribuzioni e precarietà, non condizionano solo il presente, ma determinano una situazione futura ancora più grave al momento della uscita dal lavoro e il dibattito sulle pensioni non può più prescindere dall’affrontare il tema dell’importo delle pensioni.</p>
<p>In particolare, della pensione minima che il Governo Meloni in campagna elettorale diceva di voler portare a 1.000 euro, insieme con lo smantellamento della cosiddetta “Legge Fornero”.</p>
<p>Una bugia colossale, di fronte ad una realtà ben diversa, visto che la prossima legge di bilancio destina 3 (TRE) euro alla rivalutazione delle pensioni minime, da <u>614,77 a 617,9</u>, rispetto ad un costo della vita che dal 2021 ad oggi è cresciuto del 16,6%.</p>
<p>Una vera è propria offesa e presa in giro alla povertà di salari e pensioni.</p>
<p>Se poi si aggiunge che pensionati e dipendenti versano oltre l’80% del prelievo fiscale, (solo i pensionati versano oltre 64 miliardi l’anno), per una tassazione che mediamente si attesta al 35%, mentre i redditi da capitale sono soggetti ad aliquote che variano dal 12,5% ad un massimo del 26%, la misura è veramente colma.</p>
<p>È ora di dire basta.</p>
<p>USB pensionati <u>aderisce allo sciopero generale e generalizzato</u> indetto dalla Confederazione USB per il 13 dicembre, contro un’economia di guerra che fa pagare i costi del riarmo a salari e pensioni; <u>rivendica</u></p><ul> 	<li>una pensione base a 1.000 euro;</li> 	<li>tassazione delle pensioni al 12% secondo la media Europea;</li> 	<li>modifica del calcolo della pensione con cancellazione del contributivo;</li> 	<li>no ai Fondi Pensione ed il furto del TFR;</li> 	<li>abbattimento delle liste di attesa e assistenza sanitaria domiciliare con percorsi agevolati per gli anziani in un sistema sanitario pubblico gratuito nel rispetto del dettato costituzionale;</li> 	<li>diritto ad un’abitazione dignitosa.</li> </ul><p>&nbsp;</p>
<p><strong>Roma 23 novembre 2024&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; USB Pensionati</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sat, 26 Oct 2024 11:47:07 +0200</pubDate>
                        <title> Pensioni: nella Legge di Bilancio appena una carità di stato</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/pensioni-nella-legge-di-bilancio-appena-una-carita-di-stato-1150-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Salvo verifiche e nuovi interventi in sede di approvazione della Legge di Bilancio 2025 in discussione in queste ore in Parlamento, le risorse destinate dal Governo Meloni all’aumento delle pensioni minime rispetto all’aumento del costo della vita comporteranno il riconoscimento di circa tre euro al mese in più sul rateo della pensione.</p>
<p>Il valore attuale della pensione minima è di 598,61 euro per gli under 75 e di 614,77 euro per gli over 75 che, con l’adeguamento al costo della vita, arriveranno così a 616,9 euro, cifre ben lontane dai 1.000,00 euro sbandierati in campagna elettorale e per cui continueremo a batterci.</p>
<p>Oltre 5 milioni di Italiani sono censiti tra chi si colloca al di sotto della soglia di povertà, oltre 4,5 milioni di pensioni non raggiungono i 1.000,00 euro.</p>
<p>Dai provvedimenti varati da questo Governo si fa sempre più forte la sensazione che non si voglia affrontare il problema ed anzi si sprofondi, in tema di pensioni, alla fine dell’800 alle Opere Pie, al mutualismo operaio, alla beneficenza caritatevole della borghesia liberale con cui si provava ad affrontare il problema degli infortuni, dell’invalidità, vecchiaia e superstiti, prima dell’approvazione nel 1898 della Cassa di previdenza libera sussidiata dallo Stato, per la quale l’iscrizione era ancora volontaria.</p>
<p>Piuttosto che allo smantellamento della “Legge Fornero”, a forza di interventi peggiorativi il Governo Meloni sembra tornare indietro anche rispetto al 1898, manca solo la riattivazione delle Poor laws e delle workhouse di Oliver Twist, che forse a pensarci bene sono già attive come quella appena varata in Albania, insieme a tutte le altre presenti nel territorio nazionale, per la gestione del fenomeno dell’immigrazione insieme con lo sfruttamento o per meglio dire schiavismo soprattutto in agricoltura.</p>
<p>Un’assoluta regressione rispetto all’Art.38 del dettato costituzionale, che ha affidato allo Stato il superamento della condizione di bisogno, come fattore necessario per garantire ai cittadini di questo Paese il pieno godimento di tutti i diritti civili e politici.&nbsp;</p>
<p>Come a dire che oggi questi diritti sono di fatto negati a causa della condizione materiale di bisogno di chi si trova sotto la soglia di povertà, che non si modifica con tre euro in più, mentre la ricchezza ed il capitale appaiono sempre più arroganti e, difesi dal Governo, non intendono accettare “sacrifici” sul piano fiscale, rendendosi disponibili tuttalpiù a concedere caritatevolmente solo l’elemosina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>USB Pensionati</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 13 Sep 2024 12:53:45 +0200</pubDate>
                        <title>Pensioni: per la Ministra Calderone legge Fornero e fondi pensione privati non si toccano</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/pensioni-per-la-ministra-calderone-legge-fornero-e-fondi-pensione-privati-non-si-toccano-1255.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Dalla lettura de Il sole 24 ore del 12 settembre apprendiamo che, dopo un’attenta riflessione, la ministra del Lavoro Calderone ritiene conveniente l’attuale calcolo contributivo, esteso a tutti con la riforma della ministra Fornero nel 2011 che il governo attuale diceva di voler abolire, e che il “primo pilastro”, il sistema pensionistico pubblico del nostro paese, è sufficiente a garantire pensioni adeguate.</p>
<p><strong>Basta versare una quota maggiore di contributi.</strong></p>
<p>Una riflessione a cui neanche gli osservatori più attenti e preparati erano giunti. Un plauso quindi all’affermazione illuminante della ministra.</p>
<p>Con il sistema contributivo, se si versa tanto, il rendimento sarà adeguato.</p>
<p>L’attuale sistema fissa diverse aliquote di contribuzione: 33% della base imponibile ai fini previdenziali per i lavoratori dipendenti, 20% per i lavoratori autonomi, dal 17% al 27% per i parasubordinati.</p>
<p>Quindi, l’importo della futura pensione dipende prevalentemente da tali percentuali e dalla base imponibile, che tradotto significa dalla retribuzione annuale, e per effetto dell’epitaffio del signor De La Palice “se non fosse morto sarebbe ancora in vita”: maggiore è la retribuzione, maggiore i contributi versati, maggiore la pensione ottenuta.</p>
<p>Come non averci pensato prima!?</p>
<p>Quindi, la soluzione non è una ennesima riforma del sistema pensionistico sotto attacco dal 1995: basta far crescere le retribuzioni più basse dei lavoratori al posto di finanziare il riarmo, garantendo così maggiori contributi e le future pensioni.</p>
<p>Purtroppo è sempre la realtà dei fatti a smentire le pie intenzioni: si deve prendere atto che, non solo la ministra ed il suo Governo sono contrari ad un salario minimo, ma che, soprattutto, le nuove generazioni hanno a che fare ogni giorno con la precarietà del lavoro insieme a salari da fame, quindi con scarse o nulle contribuzioni.</p>
<p>Da qui l’altra importante riflessione della ministra sulla necessità di ricorrere non all’aumento dei salari ma al supporto della “seconda gamba” privata del sistema pensionistico: il conferimento del TFR ai Fondi Pensione che, tradotto, significa giocare le proprie liquidazioni alla roulette degli investimenti nel sistema finanziario del mercato globalizzato.</p>
<p>Cosa dicono CGIL, CISL, UIL? Niente. E come mai? Anche qui il Signor De La Palice ci soccorre.</p>
<p>Chi siede nei CDA dei vari Fondi pensionistici? Gli stessi CGIL, CISL, UIL che sono storicamente contrari, come la ministra, all’introduzione di un vero salario minimo, mentre hanno introdotto il silenzio assenso per l’adesione ed il trasferimento del TFR ai Fondi Pensione con i rinnovi dei contratti di lavoro.</p>
<p>Un colossale conflitto di interessi rispetto al quale sarebbe gradita una nuova riflessione, illuminante, della ministra.</p>
<p><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </strong></p>
<p><strong>USB Pensionati</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 10 Sep 2024 14:12:32 +0200</pubDate>
                        <title>Il TFR è salario differito dei lavoratori: basta con l’espropriazione, no al trasferimento obbligatorio ai fondi pensione</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/il-tfr-e-salario-differito-dei-lavoratori-basta-con-lespropriazione-no-al-trasferimento-obbligatorio-ai-fondi-pensione-1415.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’on. Durigon della Lega, ha proposto il trasferimento in forma obbligatoria del 25% del TFR ai Fondi Pensione. L’obiettivo è quello ricorrente di intervenire sulle pensioni per fare cassa.&nbsp;</p>
<p>Insieme con il passaggio al calcolo contributivo delle pensioni, causa della drastica riduzione degli importi pensionistici attuali e futuri, il trasferimento del TFR - Trattamento di Fine Rapporto - ai Fondi Pensione è da sempre la pietra angolare di questa strategia. In questo modo si garantirebbe, secondo Durigon e tutti quelli che nel tempo hanno riproposto la stessa ricetta, una quota integrativa tale da consentire il riequilibrio dei trattamenti pensionistici ridotti dal calcolo contributivo.</p>
<p>In realtà, le nuove generazioni, oltre alla precarietà e discontinuità dei rapporti di lavoro, sono costrette a subire il ricatto di basse retribuzioni, quando non assolutamente povere, che comportano una bassa capacità contributiva che riduce gli importi delle future pensioni ed anche una riduzione del valore del TFR che è determinato sulla base di quelle stesse basse e discontinue retribuzioni conseguite durante tutta l’attività lavorativa. Le due povertà si sommano e vanno ad incidere sulla povertà delle pensioni future.</p>
<p>In sintesi, si riducono le retribuzioni e la contribuzione ai fini pensionistici, come ammette lo stesso Durigon parlando di pensioni fragili o povere, ma si riduce anche la quota di TFR maturato da poter versare eventualmente nei Fondi Pensione. Fondi che per altro non possono garantire livelli adeguati e costanti di integrazione delle pensioni, se non investendo il capitale raccolto in impieghi a rischio elevato in un mercato globalizzato, sempre più soggetto a concorrenza, volatilità, fallimenti e crolli repentini come quello del 2008 o quello conseguente alla pandemia.</p>
<p>Inoltre, da un punto di vista costituzionale, il conferimento obbligatorio del TFR ai Fondi Pensione rappresenta una distorsione dell’art.38 imponendo, oltre a quella obbligatoria versata nel sistema pubblico, un’ulteriore contribuzione obbligatoria ai fini pensionistici, verso un sistema privato di natura individuale che cancella la solidarietà sociale ed opera secondo la logica “ognun per sé e Dio per tutti”. Lo Stato, in questo modo, procede a traslare la responsabilità di un futuro rischio di povertà in capo al singolo cittadino e alla sua capacità di versamento dell’ulteriore quota di contribuzione, spingendo verso la privatizzazione del sistema previdenziale, come sta accadendo per la sanità.</p>
<p>Il trasferimento del TFR ai Fondi Pensione pone inoltre una questione di genere. Le donne, a parità di importo versato con quello degli uomini, ottengono dai Fondi una pensione integrativa più bassa a causa della maggiore aspettativa di vita ed un più lungo tempo di godimento della prestazione, che deve essere scontato per i modelli di rendimento.</p>
<p>Infine, parlando di TFR il sottosegretario sembra dimenticare che la Corte costituzionale ha sanzionato con sentenza n. 130/2023, il differimento di 2 anni per il riconoscimento degli importi TFS/TFR dei dipendenti pubblici, a cui si aggiungono altri 5 anni per chi esce con le varie quote 100-102-103.</p>
<p>Quindi, prima di suggerire qualsiasi ulteriore intervento sul TFR il sottosegretario, ed il Governo di cui fa parte, dovrebbe proporre l’abrogazione di tali norme, restituendo quanto scippato dai provvedimenti del ministro Fornero.</p>
<p>Il TFR deve restare nella piena disponibilità dei lavoratori recuperando la sua funzione di retribuzione differita, aumentandone il valore attraverso l’aumento reale delle retribuzioni.</p>
<p>Allo stesso tempo, il sistema pensionistico va radicalmente riformato abbandonando in primo luogo il sistema contributivo di stampo attuariale a capitalizzazione.</p>
<p>Un modello fondato sulla progressiva riduzione dei coefficienti di rendimento degli importi versati e quindi delle pensioni, e sulle tavole di mortalità, leggi aspettativa di vita, che rende inutile anche la discussione sull’età pensionabile destinata ad aumentare progressivamente fino ai 70 anni, già oggi previsti.</p>
<p>Una prospettiva, non certo remota per le nuove generazioni, di pensioni fragili o addirittura povere e lontane nel tempo, come dice Durigon.</p>
<p>Va inoltre superato il ricorso ai Fondi Pensione che, piuttosto che fare l’interesse dei lavoratori, tendono a garantire investitori ed azionisti. Il TFR, inteso come risparmio di natura pensionistica destinato ai Fondi Pensione, come hanno da sempre sostenuto i riformatori del sistema, è infatti un’accumulazione finanziaria con caratteristiche di lungo periodo, che indubbiamente rafforza la stabilità dei mercati finanziari, che rende possibile il finanziamento di investimenti a lungo termine e quindi l’offerta di rilevanti benefici agli azionisti. Non certo a quelli delle future generazioni.</p>
<p>Se proprio si vuole pensare ad un utilizzo del TFR lo si deve subordinare ad una funzione sociale attraverso il suo conferimento, sotto forma di prestito, ad un Fondo gestito dall’INPS, o comunque da un soggetto pubblico, che possa utilizzare il capitale raccolto ed i suoi interessi per interventi sullo stato sociale.</p>
<p>In sintesi, Il TFR deve tornare alla sua funzione di salario differito, insieme con la crescita delle retribuzioni. Vanno equiparate le norme relative al riconoscimento del TFR tra dipendenti pubblici e privati a partire dai tempi di erogazione non superiore ai tre mesi e alla possibilità di anticipazioni in costanza di lavoro.</p>
<p>Non è accettabile, inoltre, nessuna obbligatorietà né il ricorso al silenzio assenso per l’eventuale trasferimento ai Fondi Pensione, perché va scongiurato un ulteriore smantellamento del sistema previdenziale pubblico e la privatizzazione dei diritti costituzionali: il salario differito dei lavoratori non può essere utilizzato come strumento di finanziamento del mercato dei capitali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>USB Pensionati</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sat, 31 Aug 2024 12:11:29 +0200</pubDate>
                        <title>USB Pensionati: nuova spinta alla privatizzazione della previdenza </title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/usb-pensionati-nuova-spinta-alla-privatizzazione-della-previdenza-1214.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Si dovrà attendere ancora qualche giorno per avere informazioni più dettagliate su quali decisioni verranno assunte dallattuale Governo in tema di pensioni; tuttavia, alcune anticipazioni dei maggiori quotidiani danno per certo un intervento sul TFR, che è salario differito, ed il suo trasferimento obbligatorio ai Fondi Pensione, come anticipato da sottosegretario al ministero del lavoro e delle politiche sociali Claudio Durigon.</p>
<p>Dopo la sottoscrizione da parte di CGIL,CISL,UIL allAran dellaccordo del 16 settembre 2021 per lintroduzione del silenzio assenso per i neoassunti dal 1° gennaio 2019 nel comparto delle Funzioni Centrali della Pubblica Amministrazione, ed il trasferimento del loro TFR al Fondo Perseo Sirio, contro cui in perfetta solitudine ci siamo opposti, il sottosegretario torna a parlare del TFR e del silenzio assenso come uno strumento di adesione semi-obbligatoria ai Fondi Pensione di Categoria o ai Fondi Aperti, per un importo pari al 25% del suo valore.</p>
<p>Altro che sgravio contributivo! Di fatto, come tutti i trasferimenti ai Fondi Pensione, si tratta di un aumento fittizio della contribuzione pensionistica ordinaria effettuata con il prelievo di una quota del salario differito, da versare in un Fondo Pensione, per garantire un aumento della pensione pubblica con laggiunta di quella integrativa privata, per altro anche questa modesta e comunque soggetta alle fluttuazioni del mercato.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Andiamo incontro a una prospettiva di pensioni fragili o addirittura povere e lontane nel tempo, soprattutto per i giovani». Con ladesione obbligatoria a un fondo pensione, invece, «la futura pensione integrativa spiega il sottosegretario si potrà sommare a quella maturata nel sistema pubblico anche per poter raggiungere il requisito dei 1.500 euro mensili (tre volte lassegno sociale) per uscire a 64 anni nel sistema contributivo valido interamente per chi abbia cominciato a lavorare dal 1996. Questo, oggi, anche per&nbsp;chi ha aderito volontariamente alla pensione integrativa, non è possibile. Con la parziale obbligatorietà, al contrario, si può prevederlo e così si ottiene, oltre alla flessibilità in uscita, anche laltro effetto rilevante di avere pensioni di ammontare più consistente».&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Queste le dichiarazioni del sottosegretario, riportate dal Quotidiano. Net, che confermano, insieme con lassoluta precarietà del futuro pensionistico dei più giovani, anche la strumentalità del provvedimento utile a superare le difficoltà del pensionamento in uscita, poste con la precedente finanziaria per chi si trova nel regime del contributivo puro.</p>
<p>È sempre il governo Meloni, infatti, che ha innalzato a 3 volte il valore dellassegno sociale (nel 2021 era 1,5) pari a 1.600 euro, e non 1.500 come afferma il sottosegretario, il valore della pensione che deve raggiungere obbligatoriamente chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, per poter uscire a 64 anni di età e almeno 20 di contributi versati.</p>
<p>Oggi, con la nuova legge di bilancio, si prova a mettere una toppa e si decide che al conseguimento del tetto dei 1.600 euro di pensione stabilito nella precedente finanziaria, difficilmente raggiungibile vista la miseria delle retribuzioni e della relativa contribuzione, potrà concorrere la quota di pensione integrativa finanziata con il TFR.</p>
<p>Quindi chi si trova nel contributivo puro, per i quali non si applica l'integrazione al trattamento minimo, potrà uscire anticipatamente solo se raggiungerà i requisiti di anzianità anagrafica 64 e contributiva 20 e con una pensione non inferiore a 1.600 euro, dovendo aspettare in alternativa il pensionamento a 67 anni a cui si aggiungerà progressivamente lulteriore aumento del requisito anagrafico per gli effetti della speranza di vita, propri della legge Fornero di cui si aspetta ancora labolizione da parte del ministro Salvini.</p>
<p>Non una parola invece sul differimento, fino ad oltre 5 anni, del riconoscimento del TFR per i dipendenti pubblici, sanzionato anche dalla sentenza n. 130/2023 della Corte costituzionale, che il Governo, a quanto pare, non intende modificare, neanche nella forma più blanda, estremamente minimale, espressa proprio dalla Corte e che aspetta solo di essere attuata.</p>
<p>Ma, a quanto pare, il TFR interessa, e non solo al Governo, solo quando serve a sostenere l’economia dei Fondi Pensione privati, Aperti o di Categoria, ed i loro investimenti, mentre per laumento del valore scandaloso del minimo di pensione pari 567,94 euro ad almeno 1.000 euro al mese, non si trovano le risorse che invece si trovano per gli armamenti.</p>
<p>Si inasprisce così, invece che abolirla, la legge Fornero e si riafferma la morte del sistema previdenziale pubblico ed il suo trasferimento nelle mani dei privati, ai Fondi cosiddetti integrativi, come del resto già avviene per la Sanità, continuando nello smantellamento dei diritti costituzionali dei lavoratori, contro cui intendiamo proseguire strenuamente ad opporci.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 14 Jun 2024 11:10:23 +0200</pubDate>
                        <title>Pensionati, USB: Quota 70, età del pensionamento sempre più lontana</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/pensionati-usb-quota-70-eta-del-pensionamento-sempre-piu-lontana-1122-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>No! Non è la nuova quota che consente l’uscita dal lavoro in deroga alla cosiddetta “Legge Fornero”, come le precedenti quote 100-102-103.</p>
<p>70 anni, ed oltre, è il requisito che l’aggiornamento della procedura per il calcolo della pensione, appena effettuato dall’INPS, prevede per il pensionamento di chi è appena entrato o si accinge ad entrare nel mondo del lavoro.</p>
<p>Salta definitivamente la vergognosa bugia del Governo Meloni ed in particolare del ministro Salvini, sull’abolizione della famigerata Legge “Fornero” varata nel 2012 dal Governo Monti, che ancora vive e lotta con noi.</p>
<p>Le nuove generazioni dovranno soccombere alla statistica attuariale dell’aspettativa di vita, rimessa in operatività dalla legge di bilancio 2023 del Governo Meloni, che farà scivolare gradatamente dai 67 anni oggi previsti per il pensionamento fino ai 70/71/72 e così via, anche in relazione ai contributi versati.</p>
<p>Invece che abolire la “Fornero” questo Governo ne aggrava le disposizioni e ripristina il terrificante ed inesorabile meccanismo statistico attuariale, che penalizza sia sul piano dell’età pensionabile sia ancora di più sugli importi pensionistici, già ridotti proprio per i giovani, dalla precarietà del lavoro, della retribuzione e in conseguenza della contribuzione.</p>
<p>Il ritornello è sempre lo stesso, il costo del sistema pensionistico che, secondo quanto riportato dal quotidiano di Confindustria, ha raggiunto il 16,3% del PIL contro il 12,2% della media UE (fonte Eurostat).</p>
<p>Ancora una volta mistificazioni a piene mani visto che i sistemi pensionistici della UE sono profondamente diversi e incomparabili tra loro nella struttura e nei requisiti di accesso alla pensione, ed in particolare rispetto alla tassazione che varia in tutti i paesi UE.</p>
<p>In Italia, facendo riferimento ad un report del 2013 di Confesercenti, chi prende una pensione di 1500 euro al mese paga il 20,73% di tasse mentre in Spagna il prelievo fiscale sarebbe del 9,5%, nel Regno Unito del 7,2%, in Francia del 5,2% in Germania, dello 0,2%.</p>
<p>È come mettere sullo stesso ring due pugili, uno dei pesi massimi e uno dei pesi piuma, un confronto assolutamente insostenibile e mistificante.</p>
<p>Di fatto, la tassazione delle pensioni in Italia restituisce oltre 64 miliardi l’anno alla fiscalità generale a fronte ad un’evasione/elusione fiscale annua di almeno 100,00.</p>
<p>E mentre si continua con i condoni, tanto c’è Pantalone che paga, si allontana l’età del pensionamento, con buona pace per i 41 anni di lavoro come limite proposto dal ministro Salvini durante le campagne elettorali degli ultimi anni, mai realizzato alla prova dei fatti.</p>
<p>Meglio “spendere il tesoretto garantito dai pensionati” nel faraonico, progetto del ponte sullo Stretto, altra fumoseria elettorale, del costo però di 12 miliardi in ipotesi.</p>
<p>Meglio comprare qualche F16 in più, qualche missile in più, e continuare con il riarmo e la guerra, per i quali non esiste alcun limite attuariale di spesa, neanche quella delle vittime e dei morti.</p>
<p>È finita la pacchia diceva l’On Meloni, anche lei in campagna elettorale, non ancora presidente del consiglio, e purtroppo ce ne siamo accorti, le pensioni minime solo per gli ultrasettantacinquenni e solo per l’anno 2023 hanno visto un aumento del 6,4% facendo registrare un valore intorno ai 597,33 euro, ma si sa la vergogna arrossa solo le gote dei casti.</p>
<p>Roma 12 giugno 2024</p>
<p><strong>USB Pensionati</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 14 Jun 2024 10:48:19 +0200</pubDate>
                        <title>Pensionati, USB: liste di attesa? Possono attendere, noi no! Appuntamento il 20 giugno con l&#039;iniziativa di ABACO, presidio in tutte le regioni sotto gli assessorati alla sanità</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/pensionati-usb-liste-di-attesa-possono-attendere-noi-no-1059.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Non possiamo continuare a tollerare che il nostro diritto alla salute e all’assistenza venga utilizzato per spot elettorali e per consentire devastanti scorribande della sanità privata nel pubblico. Il tanto decantato decreto sulle liste di attesa è una truffa vera e propria. È stato sdoppiato in un decreto-legge di dubbia urgenza, visto i contenuti, e un disegno di legge veramente devastante. Non possiamo restare immobili di fronte ad un attacco ulteriore al sistema sanitario pubblico in favore di privati.</p>
<p>QUALI SONO I CONTENUTI DEL DECRETO LEGGE APPROVATO NEL CONSIGLIO DI MINISTRI IL 4 GIUGNO ?</p><ol> 	<li> 	<p><strong>Istituzione di una piattaforma nazionale liste di attesa.</strong> Costituita presso AGENAS con il contributo della piattaforma Bridge ( privata ). Una misura che serve a dare l’impressione della volontà risolutoria del governo. Le liste di attesa sono fuori controllo e le regioni non sono in grado di dare dati certi sulla loro realtà territoriale.</p> 	</li> 	<li> 	<p><strong>Istituzione di una Cabina di regia </strong>al ministero sulla verifica delle liste di attesa. Un inutile doppione rispetto alla piattaforma nazionale. L’ennesimo baraccone senza progettualità concreta.</p> 	</li> 	<li> 	<p><strong>Cup regionale e interregionale</strong> aperto in condizione paritaria alle strutture private convenzionate. È l’equiparazione definitiva di privato e pubblico all’interno del sistema sanitario. Ci sono problemi di garanzia di qualità delle prestazioni private e l’interregionale può proporre esami fuori dal proprio territorio abolendo definitivamente il diritto di prossimità.</p> 	</li> 	<li> 	<p><strong>Visite diagnostiche e specialistiche</strong> anche il sabato e la domenica, con quali professionisti non si sa. Ennesima scatola vuota come le case della salute.</p> 	</li> 	<li> 	<p><strong>Superamento del tetto di spesa per il personale dal 2025. </strong>Ma come si definisce il fabbisogno di personale e come verrà impiegato l’impegno di spesa. Lo chiarisce il disegno di legge che introduce elementi di devastazione del pubblico.</p> 	</li> 	<li> 	<p><strong>Rafforzamento dei dipartimenti psichiatrici </strong>abbandonati a se stessi avrebbero bisogno di una ricostruzione progettuale e non di toppe.</p> 	</li> 	<li> 	<p><strong>Riduzione del prelievo fiscale al 15% sull’orario aggiuntivo straordinario. </strong>ritorna la defiscalizzazione come elemento di attrattività della professione. Ammesso che tale misura garantisca la quantità rimane il problema della qualità di prestazioni in serie fatte dopo l’orario di lavoro in condizioni psicofisiche ridotte.</p> 	</li> </ol><p>Le liste di attesa sono trattate come una semplice questione ragionieristica senza alcun cenno alle persona che hanno bisogno di prestazioni sanitarie, vale a dire anziani fragili, non autosufficienti, disabili. Tutti avrebbero bisogno di percorsi dedicati e vengono invece cancellati nel numero di utenti senza risposte .</p>
<p>Abbiamo proposto, se questa è una emergenza, e lo è, misure emergenziali che potrebbero alleviare i disagi dovuti alla negazione del diritto alla salute. Su tali misure dobbiamo andare al confronto con governo e regioni.</p>
<p>Le cause sono i tagli dei finanziamenti con la scusa della sostenibilità, i tagli di personale e strutture sanitarie pubbliche, la progressiva sostituzione del pubblico da parte dei privati che ormai controllano il 50% del mercato sanitario. La costruzione di un modello sociale che vede nello stato sociale un dispendio di risorse comporta la distruzione di sanità, sistema previdenziale, scuola, servizi territoriale e la loro sostituzione con gli investimenti privati. Un euro investito in sanità dà un ritorno di un euro e settanta centesimi, questo spiega l’interesse privato.</p>
<p>Le liste di attesa svolgono anche altre funzioni come strumento di allontanamento degli utenti dal pubblico, hanno un effetto pedagogico sociale abituando i cittadini a fare a meno del sistema sanitario pubblico, spingono i pazienti nelle braccia del privato speculativo.</p>
<p>Il risultato è la negazione del diritto costituzionale alla salute alle cure, la rinuncia a curarsi da parte di milioni di cittadini, l’indebitamento delle famiglie per accedere alle cure. Il welfare aziendale inserito nei contratti di lavoro sottrae utenti al pubblico perché ricorre a convenzioni con i privati e reintroduce il modello delle mutue assicuratrici, per cui il diritto alla salute è legato al tuo ruolo nel sistema produttivo, una volta uscito dal lavoro avrai la sanità caritatevole della beneficenza.</p>
<p>Non è difficile comprendere che i settori popolari già colpiti da disoccupazione, lavoro povero, aumento delle tariffe, perdita del potere di acquisto, il pagamento dei tickets sanitari non sono in grado di sostenere una ulteriore spesa sanitaria privata. Sono già ora esclusi dal sistema sanitario pubblico per censo e appartenenza di classe.</p>
<p><em>La nostra campagna contro le liste di attesa è il primo momento di mobilitazione sociale che ha come obbiettivo finale il reinserimento a pieno titolo di tali settori nel sistema sanitario pubblico.</em></p>
<p>Il sistema sanitario pubblico, così come è ridotto, non è tecnicamente in grado di risolvere il problema delle liste di attesa senza un processo di ricostruzione e investimenti strutturali.</p>
<p>PROPOSTE DEL GOVERNO</p>
<p>Il Piano Nazionale Liste di Attesa 2019-2021 (PNLA) di fatto è stato sempre ignorato nonostante al suo interno contenesse elementi utili per il contenimento delle liste di attesa (decadenza dei direttori generali per il mancato rispetto del piano, possibilità di blocco dell’intramoenia, liste di prenotazione sempre aperte senza possibilità di blocco, organismi paritetici a livello regionale per il monitoraggio dell’intramoenia). La gestione politica della pandemia ha devastato il sistema sanitario, diventando un alibi per il respingimento dei pazienti non covid, lasciando senza cure milioni di cittadini.</p>
<p>Il governo attuale si propone di ricostruire un PNLA per gli anni 2024-2026, ovviamente in peggio, nominando anche un tavolo tecnico per predisporne le misure.</p>
<p>L’assegnazione di fondi destinati, oltre ad essere insufficienti persino per il loro programma fumoso, non hanno risolto e non possono risolvere il problema, inoltre affermano definitivamente la commercializzazione delle prestazioni sanitarie. Ma i punti preoccupanti sono ben altri :</p><ul> 	<li> 	<p>APPROPRIATEZZA PRESCRITTIVA : l’Istituto Superiore di Sanità produrrà delle linee guida sui percorsi di cura a cui si dovranno attenere i medici. L’obiettivo è la riduzione del 20% delle prestazioni ritenute superflue. Anziché aumentare l’offerta sanitaria si riduce la domanda di cura. Il mito della medicina difensiva per cui i medici prescrivono troppi esami per tutelarsi, in realtà nasconde l’obiettivo vero di calmierare le cure. I medici saranno sottoposti ad ulteriore controllo, dopo l’annullamento dell’atto medico avvenuto con la gestione della pandemia, monitorando il numero delle prescrizioni alla luce delle linee guida. La Regione potrà intervenire sul medico prescrittore per riportarlo a miti consigli. La cosiddetta medicina difensiva è l’unica forma rimasta di prevenzione reale.</p> 	</li> 	<li> 	<p>ULTERIORE IMPULSO ALLA PRIVATIZZAZIONE DEL SSN: Unificazione delle agende pubblico privato con l’inserimento nei cup delle strutture private. Le aziende ospedaliere potranno comprare pacchetti di prestazioni dalle strutture private e dai propri medici.</p> 	</li> </ul><p>L’utilizzo delle farmacie dei servizi è una ulteriore forma di privatizzazione assegnando prestazioni sanitarie a personale che non ha le competenze mediche per valutarle. È evidente che si tratta di un meccanismo per espellere dalle liste di attesa gli utenti che utilizzeranno tali servi.</p><ul> 	<li> 	<p>MA QUALI SONO I DATI SULLE LISTE DI ATTESA CHE VERRANNO USATI? : non esiste un modello di rilevazione delle liste di attesa perché le Regioni non comunicano i dati reali, che tra l’altro non conoscono neanche loro. Il calcolo della decorrenza dell’attesa non è univoco e parte dalla data in cui viene fissato l’appuntamento per la prestazione e non dalla richiesta, si considerano le richieste tramite call center e non quelle allo sportello. Le liste non vengono rese pubbliche e verificabili. L’AGENAS sarà incaricata di monitorare le liste di attesa utilizzando la fondazione Bridge (fonti di finanziamenti Angelini Pharma, Astrazeneca, Novartis, Roche e così via). Un’ulteriore esternalizzazione affidando la gestione di dati sensibili a soggetti privati con evidente conflitto di interessi.</p> 	</li> </ul><p>LE NOSTRE PROPOSTE</p>
<p>Se le liste di attesa sono un’emergenza pluridecennale, e lo sono, occorrono risposte emergenziali, strutturali, propedeutiche ad una vera ricostruzione di un sistema sanitario pubblico efficiente ed efficace. Le nostre proposte vanno nella direzione di aprire un percorso di rivisitazione strutturale dell’intero sistema e cominciare da subito a dare risposte concrete al bisogno di salute.</p><ul> 	<li> 	<p>Occorre un reale e sensibile incremento delle prestazioni sanitarie prolungando gli orari di accesso al pubblico e attivando le strutture sanitarie che eseguono prestazioni unicamente per i ricoverati.</p> 	</li> </ul><ul> 	<li> 	<p>Riapertura delle strutture sanitarie chiuse negli anni passati per aumentare l’offerta sanitaria e renderla accessibile.</p> 	</li> 	<li> 	<p>Sospensione dell’attività in libera professione intramuraria fino ad esaurimento delle liste di attesa.</p> 	</li> 	<li> 	<p>Adeguamento del parco tecnologico delle strutture pubblico per esecuzione di esami strumentali.</p> 	</li> 	<li> 	<p>Piano straordinario di assunzioni di personale sanitario.</p> 	</li> 	<li> 	<p>Blocco temporaneo della costruzione di nuovi ospedali e utilizzo delle risorse dedicate per la riduzione delle liste di attesa.</p> 	</li> </ul><p>L’inadeguatezza delle medicina territoriale da ridefinirsi come cure primarie impone una serie di interventi emergenziali in attesa di quelli strutturali. Una buona medicina di intervento e non di attesa nel territorio riduce il fabbisogno di provvedimenti da parte delle strutture sanitarie ambulatoriali.</p><ul> 	<li> 	<p>Lo smaltimento delle liste di attesa non può essere solo un fatto quantitativo ma deve preservare l’aspetto qualitativo dell’intervento. La presa in carico del paziente è fondamentale per un’efficacia reale dell’intervento sanitario e la continuità assistenziale costruendo un rapporto continuativo con il professionista sanitario.</p> 	</li> 	<li> 	<p>La funzione dei medici di base non può essere solo amministrativa, occorre incrementare le ore di studio estremamente esigue, sganciare la formazione dai pacchetti offerti dalle case farmaceutiche, ripristinare le visite domiciliari. Rendere organico il rapporto con le strutture sanitarie in attesa della trasformazione in personale dipendente dei medici di base.</p> 	</li> 	<li> 	<p>Rendere operative le prescrizioni di farmaci ed accertamenti diagnostici da parte degli specialisti con accesso diretto alla prenotazione sia del primo esame che di eventuali controlli.</p> 	</li> 	<li> 	<p>Le guardie mediche devono essere messe in condizioni di eseguire esami semplici senza rinviare a pronto soccorso o al cup regionale.</p> 	</li> 	<li> 	<p>Le case della salute non possono rimanere vuote e comunque riproducono una medicina di attesa con riproposizione delle liste di attesa a livello della struttura sanitaria.</p> 	</li> 	<li> 	<p>Per rispondere alla situazione emergenziale sarebbe opportuno ripristinare il presidio mobile come le USCA durante la pandemia. Queste dovrebbero prendere in carico i pazienti affetti da cronicità, gestendone percorso ed eventuale controllo diagnostico.</p> 	</li> </ul><p>Considerando la difficoltà di dare risposte agli anziani che rinunciano alle cure per motivi economici o di tempo (uno su tre ha difficoltà a raggiungere il proprio medico di base e le strutture sanitarie) è indispensabile costruire un vero e proprio piano sanitario e socio assistenziale per l’anziano. L’elevato numero di decessi di anziani durante la pandemia impone scelte strutturali per una sanità di prossimità che unisca territorio ospedale e casa.</p><ul> 	<li> 	<p>Costituire il dipartimento dell’anziano in ogni ASL per la presa in carico degli anziani del territorio.</p> 	</li> 	<li> 	<p>Istituire il geriatra di famiglia per la gestione domiciliare del paziente anziano.</p> 	</li> 	<li> 	<p>Istituire un codice argento nel pronto soccorso con un percorso dedicato agli anziani</p> 	</li> 	<li> 	<p>Applicare percorsi diagnostici - terapeutici nel territorio per l’accesso alle prestazioni strumentali.</p> 	</li> 	<li> 	<p>Rendere agevole l’accesso ai farmaci con prescrizioni di lunga durata per le patologie croniche.</p> 	</li> 	<li> 	<p>Ridefinire il ruolo delle RSA rendendole pubbliche e capaci di assistenza sanitaria di base in stretta relazione con il sistema sanitario pubblico di cui devono far parte integrante.</p> 	</li> 	<li> 	<p>Rivisitazione della legge 33/2023 che di fatto espelle gli anziani non autosufficienti con disabilità dal sistema sanitario relegandoli in una improbabile area socioassistenziale preda degli interessi privati.</p> 	</li> </ul><p>La tutela del diritto alla salute parte dalla difesa dell’esistente, prima che lo distruggano, per impegnarsi poi in un processo di ricostruzione del sistema sanitario pubblico</p>
<p>USB pensionati aderisce e sostiene l’Iniziativa promossa da ABACO, associazione di base dei consumatori, che il <u>20 di giugno</u> ha organizzato un <u>presidio a carattere nazionale in tutte le regioni sotto le sedi degli assessorati alla sanità</u>, chiediamo a tutti di partecipare in massa.</p>
<p><strong>USB Pensionati</strong></p>
<p>Roma 12 giugno 2024</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 26 Mar 2024 10:55:44 +0100</pubDate>
                        <title>Pisa: presidio Lunedi 25 alle davanti al comune il garante degli anziani è una priorità</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/pisa-presidio-lunedi-25-alle-davanti-al-comune-il-garante-degli-anziani-e-una-priorita-1056.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>USB pensionati di PISA da tempo chiede all'assessore alle Pari Opportunità un incontro inteso a sollecitare &nbsp;l’istituzione del Garante &nbsp; degli &nbsp; Anziani, figura &nbsp; indispensabile &nbsp;oggi, &nbsp; visto l'invecchiamento della società.<br /> <br /> Vogliamo, altresì, proporre all’assessore che il Garante operi in autonomia dai partiti, che abbia conoscenza dei bisogni degli anziani, &nbsp; soprattutto &nbsp; di &nbsp; quelli &nbsp; fragili, &nbsp; e &nbsp; che &nbsp; sia &nbsp; disponibile &nbsp; a interfacciarsi con le autorità competenti affinché questo pezzo di società non venga dimenticato.<br /> <br /> L'assessore, sig.ra Gabriella Porcaro, dopo mesi di mancate risposte, ci ha dato un appuntamento per il prossimo 23 aprile.<br /> <br /> Usb Pensionati &nbsp; ritiene &nbsp; questa &nbsp; data &nbsp; assolutamente &nbsp; fuori &nbsp; dai tempi. Perché &nbsp; questo &nbsp; incontro &nbsp; venga &nbsp; anticipato, in &nbsp; data &nbsp; odierna diamo luogo a un presidio sotto il comune di Pisa.<br /> Gli anziani non hanno davanti a loro così tanto tempo &nbsp; per &nbsp; subire &nbsp; le &nbsp; lungaggini &nbsp; delle &nbsp; istituzioni distratte.&nbsp;&nbsp;<br /> <br /> Hanno, però, sufficiente &nbsp; forza &nbsp; per rivendicare i loro diritti.<br /> <br /> <strong>USB Pensionati</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 21 Mar 2024 12:59:37 +0100</pubDate>
                        <title>Procedura on line riconoscimento RIA pensionati</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/procedura-on-line-riconoscimento-ria-pensionati-1302.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<div class="WordSection1"><p>Completata anche per i pensionati la procedura on line per la richiesta del riconoscimento della maggiorazione RIA, periodo 1991/1993, conseguente alla sentenza n.4 dell’11 gennaio 2024 della Corte costituzionale.</p>
<p>La complessità delle norme previste da differenti DPR ha determinando uno slittamento dei tempi di realizzazione della procedura, ma alla fine abbiamo chiuso il lavoro che dovrebbe facilitare l’accesso a chi aderirà al ricorso, accesso che è riservato agli iscritti a RdB pensionati.</p>
<p>La procedura on line è accessibile tramite il link riportato di seguito</p>
<p><a href="https://pensionati.usb.it/pensionati-diffida-e-ricorso-per-il-recupero-delle-differenze-retributive-maggiorazione-ria.html" target="_blank">https://pensionati.usb.it/pensionati-diffida-e-ricorso-per-il-recupero-delle-differenze-retributive-maggiorazione-ria.html</a></p>
<p>Ricordiamo come promemoria le norme sulla prescrizione e i vari decreti sulla RIA, che condizionano la possibilità del ricorso.</p>
<p>In particolare, oltre ad escludere i pensionamenti precedenti al 2019 a causa della prescrizione quinquennale, siamo stati costretti ad escludere dalla procedura i dipendenti del comparto degli EPNE nel rispetto del comma 5 del decreto 13 gennaio 1990 n.43 sul riconoscimento della RIA.</p>
<p>Nel comma citato si prevedeva infatti che <strong><u>“la corresponsione di tale</u></strong><strong> </strong><strong><u>maggiorazione</u></strong><strong> </strong><strong><u>cessa nel caso di passaggio a livello retributivo</u></strong><strong> <u>superiore”</u> </strong>che di fatto c’è stato negli anni in forme generalizzate in tutti gli Enti di tale comparto, riassorbendo di fatto la RIA per tali dipendenti.</p>
<p>Per questi dipendenti stiamo verificando la possibilità di introdurre altri strumenti di carattere legale e nel frattempo invitiamo gli interessati ad inoltrare via PEC la diffida alle rispettive amministrazioni, che alleghiamo, per interrompere gli effetti della prescrizione.</p>
<h1><u>Prescrizione per i pensionati</u>.</h1>
<p>Come già comunicato la prescrizione relativa a tale riconoscimento esclude tutti coloro che sono andati in pensione prima del 2019. I riferimenti normativi sulla prescrizione sono: <u>Cassazione sezioni riunite n.36197 del 2023</u></p>
<p><u>Art.2935 c.c</u> per il quale i termini della prescrizione quinquennale dei ratei pensionistici iniziano a decorrere dal mese di collocamento in pensione.</p>
<p><strong><u>Decreti</u></strong><strong><u> </u></strong><strong><u>(maggiorazione</u></strong><strong><u> </u></strong><strong><u>RIA</u></strong><strong><u> </u></strong><strong><u>periodo</u></strong><strong><u> </u></strong><strong><u>1991/1993).</u></strong></p>
<p>La L. 388/2000 (Legge finanziaria 2001) fissava il termine al 31 dicembre 1990 per il computo dell’anzianita di servizio utile al calcolo della maggiorazione RIA, cancellando così di fatto la possibilita di poter avere la maggiorazione raggiunta l’anzianita necessaria nel triennio 1991-1993. Tale disposizione causava un’ingiustificata differenziazione retributiva a danno di quei dipendenti pubblici che, diversamente da quanto avvenuto in relazione al triennio 1988-1990, non si sono visti riconoscere l’anzianita di servizio maturata nel successivotriennio1991-1993.</p></div><p>La decisione della Corte costituzionale èinequivocabile ed ogni pensionatopuòrichiedere oggi le maggiorazioni maturate negli ultimi 5 anni con un aumento della retribuzione che andra ad incidere positivamente sia sulla liquidazione del TFS che nel suc essivo calcolo dell’assegno pensionistico, ovviamente a far data dal pensionamentoecomunque non prima del 2019 per gli effetti della prescrizione, comeabbiamochiaritosopra.</p>
<p><strong>DPR 17 gennaio 1990 n.44 </strong>(Ministeri/Agenzie Fiscali/Presidenza del Consiglio dei ministri) <strong>DPR 4 agosto 1990 n.335 </strong>(Comparto aziende e amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo)</p>
<p><strong>DPR</strong><strong> </strong><strong>3</strong><strong> </strong><strong>agosto</strong><strong> </strong><strong>1990</strong><strong> </strong><strong>n.319 </strong>(Comparto Università)</p>
<p><strong>DPR 13 gennaio 1990 n.43 </strong>(Comparto Enti Pubblici non Economici - EPNE) Vedi in particolare comma 5.</p>
<p>Tutti gli altri comparti (Enti locali – Ricerca – Sanità – Scuola) sono esclusi da tale procedura in quanto per tali dipendenti non era prevista l’analoga maggiorazione della RIA.</p>
<p>Con l’operatività della procedura on line, abbiamo definito il sistema di invio automatico della richiesta di riconoscimento RIA, conferimento e mandato alla mail dello studio dell’avvocato che avverrà quando si termina l’inserimento dei dati nella procedura.</p>
<p>Allo stesso tempo, con la conclusione dell’inserimento dei dati, verrà invita alla mail di ciascuno dei ricorrenti una ricevuta del completamento dell’operazione, e una comunicazione anche alla nostra mail di raccolta.</p>
<p>Nella procedura sarà quindi necessario l’inserimento della mail di chi sta accedendo. Automaticamente e immeditatamente alla mail inserita verrà inviato di un codice di verifica che dovrà essere copiato ed inserito nella finestra dedicata, per continuare nella procedura.</p>
<p>È importante, e quindi ricordiamo, che è necessario avere una copia in pdf dell’ultimo cedolino dello stipendio che dovrà essere inserito tra i documenti richiesti, insieme ad una copia di un documento (carta di identità o patente).</p>
<p>Come detto sopra, nella procedura è inserito il mandato, il contratto con l’avvocato e la parte relativa alla privacy, che vanno firmate nell’apposito spazio, ricordiamo che non ci sono spese per il legale, anche in caso di soccombenza.</p>
<p>Il ricorso sarà presentato al Tribunale del lavoro e stante la sentenza della Corte costituzionale il rischio di spese di soccombenza, che potrebbero essere addebitate dai giudici, da ripartirsi eventualmente tra i ricorrenti, è molto remoto.</p>
<p>Roma 14 marzo 2024</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>---</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di seguito copia della diffida/interruzione dei termini di prescrizione da predisporre ed inviare autonomamente via PEC o tramite raccomandata <strong><u>SOLO DAI DIPENDENTI DEL</u></strong><strong> </strong><strong><u>COMPARTO EPNE</u></strong><strong> </strong>(Enti Pubblici Non Economici, INPS, INAIL, ACI….)</p>
<p>Al legale rappresentante dell’Amministrazione</p>
<p>………………………</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggetto: Applicazione della sentenza della Corte Costituzionale N. 4 dell’11 gennaio 2024 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 1^ serie speciale – Corte Costituzionale n. 3 del 17-1-2024.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il/La sottoscritto/a ……………………………………….,…………………………………..</p>
<p>nato/a a …………………………………, provincia di ……………….…, il ………………</p>
<p>C.F.................................................................................................................... ,</p>
<p>in servizio all’Ente........................................................................ alla data del 31/12/1987,</p>
<p>con riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale N. 4 dell’11 gennaio 2024 che ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 51, comma 3, della Legge 23/12/2000 N. 388, con la presente chiede:</p><ul> 	<li>la liquidazione della maggiorazione della RIA prevista dall’art. 15, comma 4, del DPR N. 43 del 13/01/1990, dalla maturazione del requisito dei 6 anni di permanenza nella qualifica conseguito entro il 31/12/1993 fino all’attribuzione della qualifica superiore;</li> 	<li>il riconoscimento degli effetti della maggiorazione della RIA prevista dall’art. 15, comma 4, del DPR N. 43 del 13/01/1990 su TFS, pensione, nonché su tutti gli istituti contrattuali eventualmente legati alla suddetta maggiorazione della RIA.</li> </ul><p>La presente richiesta ha valore ai fini dell’interruzione dei termini prescrizionali e come diffida e messa in mora, con riserva di rivalsa da parte del/la sottoscritto/a in sede legale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Distinti saluti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Luogo e data ………………………………………………</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Firma ……………………………………………………….</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 19 Feb 2024 11:50:52 +0100</pubDate>
                        <title>Riconoscimento maggiorazione RIA pensionati: USB apre procedura online per la presentazione della diffida</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/riconoscimento-maggiorazione-ria-pensionati-usb-apre-procedura-online-per-la-presentazione-della-diffida-1153.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>In merito alla sentenza n. 4/2024 della Corte costituzionale sulla illegittimità dell’Art.51, comma 3 della L. 388 del 23/12/2000 sulla maggiorazione RIA, sono circolate in questi giorni molte e varie interpretazioni.<br /> Per non fornire informazioni inesatte abbiamo preferito aspettare qualche giorno in più e sentire il nostro avvocato.</p>
<p>Diciamo subito che la sentenza riguarda solo i dipendenti del comparto Ministeri, delle Agenzie fiscali, della Presidenza del Consiglio, dell’Università, del Comparto delle aziende e delle amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo e degli Enti pubblici non economici (EPNE), sottolineando che per questi ultimi vige il vincolo della permanenza nella stessa qualifica dal 1988 per un periodo non inferiore a sei anni, ovvero&nbsp; non aver effettuato nel periodo 1988/1993 passaggi a livello retributivo superiore che avrebbero comportato il riassorbimento della maggiorazione RIA.</p>
<p>Rinviando ai comunicati ed alla procedura inserita nel sito USB per i dipendenti ancora in servizio, proviamo di seguito a dare qualche indicazione in più su chi è cessato dal servizio, fornendo in primo luogo il richiamo alla prescrizione quinquennale dei crediti retributivi dei lavoratori nel pubblico impiego sancita dalla pronuncia della Corte di <a  name="_Hlk159052069">Cassazione sezioni riunite n.36197 del 2023.</a></p>
<p>Sulla base di tale pronuncia, la prescrizione quinquennale dei crediti per i dipendenti pubblici, &nbsp;tutti coloro che sono andati in pensione prima del 2019, hanno perso la possibilità di rivendicare il mancato riconoscimento retributivo relativo alla maggiorazione RIA, stabilito dalla sentenza della Corte costituzionale del 2024.</p>
<p>Avviare una richiesta stragiudiziale propedeutica come la lettera di messa in mora di riconoscimento della maggiorazione RIA, a cui sicuramentee non verrebbe data risposta dall’amministrazione di riferimento, porterebbe &nbsp;poi ad un sicuro contenzioso legale che, a partire dalla prescrizione sicuramente sollevata dall’amministrazione interessata rispetto alla maturazione del diritto, potrebbe configurarsi come una sorta di “causa temeraria” con possibili, quasi inevitabili, pronunciamenti sfavorevoli e il conseguente &nbsp;accollo dei costi legali.</p>
<p>Non volendo far correre tali rischi ai pensionati nostri iscritti, ricorrendo all’assistenza del nostro legale, forniamo una sorta di profilo di chi può verosimilmente avviare il percorso di rivendicazione partendo appunto dall’atto stragiudiziale della diffida/mesa in mora, che è bene chiarire subito dovrà essere inviata sia all’amministrazione di appartenenza che all’INPS.</p>
<p>L’amministrazione di appartenenza dovrà infatti determinare il calcolo degli arretrati e l’importo della nuova retribuzione, conseguente al riconoscimento della maggiorazione RIA, &nbsp;calcolo che dovrà trasmettere all’INPS che a sua volta dovrà procedere alla rideterminazione del TFS e della pensione, una procedura che non si risolverà certamente nel breve periodo.</p>
<p>Nei prossimi giorni, come già fatto per i dipendenti ancora in servizio, metteremo nel sito di USB una procedura on line, riservata ai soli iscritti a “RdB pensionati”, che consentirà la presentazione della diffida/messa in mora e interruzione dei termini di prescrizione.</p>
<p>Anticipiamo qui i requisiti e i documenti che sarà necessario inserire nella procedura.</p>
<p>Come detto prima, si deve essere collocati in pensione non prima del 2019; si deve risultare in servizio almeno dal 31/12/1985, e aver maturato entro il 1993 almeno 5 anni di anzianità, 8 anni per il comparto università, 6 anni per il comparto EPNE (vedi riferimenti normativi); sarà necessario allegare gli ultimi due cedolini dello stipendio; essere in regime di TFS e almeno nel sistema misto (pro-rata) retributivo/contributivo del trattamento pensionistico.</p>
<p>Nella procedura on line sarà inoltre inserita l’affidamento della procura al nostro avvocato, e l’informativa privacy che dovranno essere sottoscritte.</p>
<p>Appena disponibile il sistema on line daremo indicazioni per procedere con la presentazione delle domande.</p>
<p>Invitiamo chi intende aderire, anche se non iscritti, a rivogersi alle strutture della Federazione USB del territorio per ricevere tutte le informazioni del caso e per seguire l’iter della diffida/messa in mora.</p>
<p><strong>Riferimenti normativi:</strong></p>
<p><strong>Prescrizione - Cassazione sezioni riunite n.36197 del 2023.</strong></p>
<p><strong>D.P.R. Ministeri – 17 gennaio 1990 n.44</strong></p>
<p><strong>D.P.R. Aziende e amm.ni dello Stato ad ordinamento autonomo – 4 agosto 1990 n. 335</strong></p>
<p><strong>D.P.R. Università – 3 agosto 1990 n.319</strong></p>
<p><strong>D.P.R. EPNE (enti pubblici non economici) – 13 gennaio 1990 n.43</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 18 Dec 2023 13:38:49 +0100</pubDate>
                        <title>Fine lavoro mai! Il Governo fa cassa sulle pensioni dei dipendenti pubblici</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/fine-lavoro-mai-il-governo-fa-cassa-sulle-pensioni-dei-dipendenti-pubblici-1342.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine il tanto atteso emendamento sul blocco del taglio delle pensioni di oltre 700 mila dipendenti pubblici è arrivato, ma la toppa è peggiore del buco.</p>
<p>Medici, infermieri e personale sanitario, maestre/i, ufficiali giudiziari e personale degli Enti Locali, per non incorrere in tagli drastici dell’assegno pensionistico, legato alla quota di retributivo per chi ha lavorato tra il 1981 e il 1995, dovranno rimanere al lavoro fino al raggiungimento del requisito di vecchiaia ovvero 67 anni, per ora. Perché nessuno può garantire che i requisiti per la pensione di vecchiaia non vengano ulteriormente peggiorati nel tempo, che è poi tra i principali motivi per i quali, appena si può, si scappa dal lavoro.</p>
<p>Per i sanitari è prevista la possibilità di ridurre la penalizzazione per ogni mese in più che si rimane al lavoro dopo aver raggiunto i requisiti minimi per la pensione. Fino a 70 anni, tanta è la possibilità concessa ai sanitari per il pensionamento. E meno male che la fretta, non di certo il pudore, di concludere l’iter della legge di bilancio ha impedito di portarla a quei 72 anni, invocati dal governo per la categoria, utili per continuare a non assumere ma, al contempo, non svuotare gli Ospedali.</p>
<p>L’entità del danno aumenta se si considera che, dilatando fino al limite massimo dei 67 anni (attuali) la possibilità di andare in pensione per tutte queste lavoratrici e lavoratori, aumenta anche il tempo d’attesa del TFS/TFR che, attualmente, si attesta su 2 anni circa, riducendo la possibilità di una qualità della vita degna del tanto tempo messo a disposizione del lavoro.</p>
<p>Va anche peggio per le lavoratrici costrette ad accedere ad Opzione donna, che viene ulteriormente peggiorata sia nei requisiti di accesso che nella decurtazione economica.</p>
<p>Se quindi, ad esempio, sei una lavoratrice del PI, appartenente alle categorie oggetto di taglio della parte retributiva dell’assegno e vai, avendo acquisito il diritto, in pensione anticipata avrai un taglio consistente (parliamo di migliaia di euro, non bruscolini) ma se vai in pensione con Opzione donna si aggiunge un ulteriore taglio del 30/40% sull’assegno finale. Un capolavoro, considerando che la percentuale di donne nel PI supera il 60% e che molte tra loro sono costrette alla pensione anticipata, in qualunque forma si presenti, per assolvere al lavoro di cura in un Paese in cui il welfare viene di continuo ridotto e reso inaccessibile ai più.</p>
<p>Fare cassa sulle pensioni e rendere continuamente precaria la qualità della vita in vecchiaia non è solo profondamente ingiusto ma anche il segno del disprezzo che questo Governo, e tutti quelli che l’hanno preceduto, nutre nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti di questo Paese.</p>
<p>Non mancano i soldi, come dimostrano i continui e miliardari finanziamenti alle guerre o a inutili infrastrutture come il Ponte sullo Stretto, manca la volontà di difendere il lavoro pubblico e i servizi pubblici.</p>
<p>A tanto disprezzo non resta che rispondere nelle piazze!</p>
<p><strong>USB Pubblico Impiego</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 12 Dec 2023 10:48:14 +0100</pubDate>
                        <title>Potenza, assemblea Coordinamento USB Pensionati del 9 dicembre</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/potenza-assemblea-coordinamento-usb-pensionati-del-9-dicembre-1053.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuta il 9 dicembre l'assemblea degli iscritti aderenti al Coordinamento Pensionati USB Basilicata con all'ordine del giorno le problematiche relative alle pensioni e alla sanità alla luce di quanto si va profilando con la manovra di Bilancio e dei provvedimenti economico-finanziari predisposti dal governo Meloni.</p>
<p>Si è ribadito, nei vari interventi, in sintonia con quanto già proposto dalla nostra organizzazione a livello nazionale, la necessità di porre in essere politiche in grado di contrastare la forte impennata del costo della vita e le spinte speculative sul mercato della distribuzione che hanno riportato l'inflazione reale a doppia cifra e che va ben aldilà del misero recupero sulle pensioni del 5,4%, come sancito dal governo, e degli accordi/farsa sulla mitigazione dei prezzi al consumo. La situazione si complica ancor di più per le fasce sociali che vivono (si fa perdire) di importi bassi di pensioni e di inadeguate misure di &quot;sostegno al reddito&quot;, segno del profondo disagio sociale vissuto ormai da milioni di persone che vanno ad incrementare ancor di più la platea di quanti si trovano quotidiamente ad affrontare uno stato di estrema precarietà (dati ufficiali parlano di circa 10 milioni di ersone ridotte in povertà) .</p>
<p>Sullo &quot;stato di salute&quot; della sanità lucana l’assemblea ha ribadito che proprio le drammatiche problematiche scaturenti dalle cosiddette liste di attesa per richieste di visite specialistiche sono la cartina di tornasole del più generale e allarmante decadimento del servizio sanitario pubblico sempre più imbrigliato in logiche di scelte economiche e convenienze politiche che ormai, anche sfacciatamente, propendono per la privatizzazione del servizio pubblico. L'assemblea ha ribadito che tale situazione non è più sostenibile e ha deciso di intraprendere qualsiasi utile iniziativa di contrasto a questa drammatica situazione: deve essere garantito, primo su tutti, il diritto alla salute dei cittadini!</p>
<p>Intanto si partirà con momenti informativi e di coinvolgimento degli utenti agli ingressi delle strutture sanitarie e iniziative di mobilitazione presso le sedi regionali per avviare richieste di apertura di confronto di merito con i vertici politico-amministrativi interessati.</p>
<p><strong>Coordinamento Pensionati USB Basilicata</strong></p>
<p>Potenza,10.12.2023</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 24 Nov 2023 14:25:37 +0100</pubDate>
                        <title>Pensionati, USB: 23 novembre giornata di mobilitazione al MEF, continua la campagna di protesta a sostegno delle rivendicazioni e dei diritti!</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/pensionati-usb-giornata-di-mobilitazione-al-mef-continua-la-campagna-di-protesta-e-mobilitazione-a-sostegno-delle-rivendicazioni-e-dei-diritti-1438.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Un numeroso gruppo di pensionati provenienti dal Veneto, Lombardia, Piemonte, Toscana, Marche, Molise, Lazio, Sardegna e Campania, ha dato vita ieri, 23 novembre, ad un presidio di protesta, sotto il Ministero dell’Economia e delle Finanze a Roma in via XX Settembre, contro i provvedimenti assunti dal governo con la legge di bilancio in tema di pensioni.</p>
<p>Norme che, come affermato nei vari interventi durante il presidio, utilizzano ancora una volta le risorse del sistema pensionistico solo per fare cassa e finanziare, la corsa agli armamenti insieme con il ponte sullo stretto di Messina.</p>
<p>Il presidio, che contestava il fallimento della più volte annunciata cancellazione della riforma Fornero ed addirittura il suo peggioramento, ha dovuto registrare la totale chiusura da parte dell’intero gabinetto del ministro alla richiesta di ricevere una delegazione dei manifestanti, per un confronto sui temi all’ordine del giorno dell’iniziativa; dal taglio delle pensioni dei dipendenti pubblici iscritti alle casse ex INPDAP, alla mancata equiparazione delle pensioni al reale costo della vita, al peggioramento dei requisiti e degli importi relativi agli strumenti flessibilità in uscita, da Opzione donna all’Ape Sociale alla cosiddetta quota 103.</p>
<p>Tra gli argomenti di protesta e di rivendicazione, oltre alla richiesta di portare almeno a 1.000 euro netti al mese il valore della pensione minima, e la revisione delle norme sulla reversibilità, non è mancato il richiamo alla disastrosa condizione della sanità e degli anziani nel nostro Paese, dove 4 milioni di persone sono costrette a rinunciare alle cure a causa delle interminabili liste di attesa e all’inevitabile ricorso alla sanità privata, i cui costi, cresciuti complessivamente ad oltre 43 miliardi di euro non sono più sostenibili, oltre il 25 % della spesa sanitaria è a carico dei cittadini, per pensioni da fame come quelle minime a poco più di 500 euro al mese.</p>
<p>Il presidio si è concluso riaffermando con forza la volontà di proseguire nella campagna di protesta e mobilitazione a sostegno delle rivendicazioni, dei diritti dei pensionati e delle giovani generazioni, portandola fin dai prossimi giorni in tutti i territori, piazze e luoghi di lavoro.</p>
<p><strong>USB Pensionati </strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 21 Nov 2023 13:40:26 +0100</pubDate>
                        <title>Pensionati, USB: il Governo batte ancora cassa! Giovedì 23 presidio sotto il MEF contro la Legge di Bilancio</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/pensionati-usb-il-governo-batte-ancora-cassa-giovedi-23-presidio-sotto-il-mef-contro-la-legge-di-bilancio-1349.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<div><p>Giovedì 23 novembre p.v. USB Pensionati sarà in presidio dalle ore 10,30 sotto il Ministero dell'Economia&nbsp;e delle Finanze per manifestare il proprio dissenso sui provvedimenti&nbsp;che il Governo ha deciso di adottare sulle pensioni all'interno della Legge di Bilancio.</p></div><div><p>Il Governo Meloni/Salvini come tutti i precedenti governi continua a fare cassa con le pensioni per finanziare la corsa agli armamenti ed il Ponte sullo stretto, e non cancella affatto la Legge Fornero che riesce addirittura a peggiorare.</p></div><div><p>Massimo Briguori del coordinamento nazionale sottolinea che i pensionati del nostro Paese versano oltre 60 miliardi&nbsp;di euro l'anno nelle casse dello Stato&nbsp; mentre il governo strizza l'occhio all'evasione fiscale che ha ormai superato&nbsp;i 100 miliardi l'anno.</p></div><div><p>Niente sulla tassazione degli extra gettito di banche, case farmaceutiche, e società del settore energetico, oltre che sulla tassazione dei capitali.</p></div><div><p>Niente sulla sanità che costringe oltre 2 milioni di pensionati a rinunciare alle cure per le interminabili&nbsp;liste di attesa e l'inevitabile ricorso alle strutture&nbsp;private a pagamento.</p></div><div><p>Siamo pronti ribadisce Briguori a confrontarci con il Governo sulle misure necessarie ad invertire questo stato di cose, mettendo mano ad una revisione totale del sistema con particolare attenzione alle nuove generazioni,&nbsp; portando la pensione minima a 1.000 euro, al riconoscimento del 100% della reversibilità per le famiglie monoreddito fino a 2 volte la pensione minima, ed un&nbsp;prelievo&nbsp;fiscale sulle pensioni alla media degli altri paesi europei.</p></div><div><p>Giovedì,&nbsp;conclude Briguori, è l'inizio di una campagna che USB intende portare tra i pensionati ed i lavoratori, nelle piazze e nei luoghi di lavoro nella convinzione che la via maestra è abbassare le armi ed alzare salari e pensioni.</p></div><div><p>&nbsp;</p></div><div><p><strong>USB Pensionati</strong></p></div>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 16 Nov 2023 16:36:45 +0100</pubDate>
                        <title>Ancora una volta il governo mette le mani nelle tasche dei pensionati</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/ancora-una-volta-il-governo-mette-le-mani-nelle-tasche-dei-pensionati-1640.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Chi pensava che un governo di centro destra potesse intervenire favorevolmente sulle pensioni dopo che alcuni suoi esponenti hanno per anni sparato contro la legge Fornero, resterà profondamente deluso.</p>
<p>Anziché affrontare in maniera strutturale il nodo della flessibilità in uscita, e delle pensioni delle future generazioni, si è riproposta la consueta modifica di alcuni parametri restringendo addirittura i vincoli, introducendo una pesantissima novità negativa sul calcolo delle pensioni di alcuni dipendenti pubblici, non rivalutando le pensioni in essere e riproponendo il meccanismo dell’aspettativa di vita che rappresenta una condanna senza appello per le future generazioni.</p>
<p>Quindi ancora una volta si fa cassa con le pensioni per finanziare la corsa agli armamenti, l’assurda ipotesi di costruire un ponte tra Calabria e Sicilia, inutile quanto costoso, e premiare un’evasione fiscale arrivata stabilmente ad oltre 1.00 miliardi l’anno.</p>
<p>È inaccettabile, ad esempio, che la cosiddetta tassazione degli extra profitti, in particolare quella sui capitali bancari, si sia tradotta in un meccanismo completamente inverso, con le banche che potranno trasformare in un aumento del loro capitale, riserva non distribuibile, quanto avrebbero dovuto versare alla fiscalità generale, per un mancato introito per l’erario di quasi 2 miliardi di euro, mentre dal sistema pensionistico si prelevano oltre 60,00 miliardi l’anno di imposte nazionali e locali.</p>
<p>Nulla sugli extra profitti delle società energetiche e farmaceutiche che hanno visto crescere oltremisura i dividendi per i loro azionisti, nulla sui grandi patrimoni mentre si tiene inchiodata a poco più di 500,00 euro mensili il valore della pensione minima, o dell’assegno sociale.</p>
<p>Un Governo che si allinea ai precedenti nello smantellamento dei diritti fondamentali sanciti dalla costituzione, per ampliare, nella logica liberista, l’intervento del mercato e trasformare i diritti in elemosina nel solco di un progressivo ritorno allo Stato Liberare preunitario di stampo caritatevole.</p>
<p>Di fronte a tale situazione che coinvolge anche l’intero sistema Sanitario, di cui gli anziani sono i principali utilizzatori, riteniamo necessario promuovere tutte le iniziative di lotta per rompere questo attacco a quella libertà dal bisogno che i nostri padri costituenti avevano posto come fine principale dello Stato.</p>
<p>Art.3 cost. &nbsp;<em>È compito della&nbsp;</em><em>Repubblica&nbsp;rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva<em> </em>partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.</em></p>
<p>Basta bugie sulle Pensioni</p>
<p>La legge di Bilancio 2023 – esercizio finanziario 2024 –del Governo Meloni in discussione alle Camere, interviene in modo restrittivo rispetto a requisiti e regole di pensionamento oltre che peggiorativo riguardo al calcolo della rivalutazione delle pensioni in essere agli indici inflattivi.</p>
<p><strong>Art.33 LEGGE DI BILANCIO - UNA MAZZATA PER I DIPENDENTI PUBBLICI</strong></p>
<p>Sembrava impossibile fare peggio della Fornero ma il Governo Meloni/Salvini pare esserci riuscito, almeno per i dipendenti pubblici iscritti alle casse dell’ex INPDAP, come i dipendenti degli Enti Locali (CPDEL), gli insegnanti e le insegnanti degli asili nido parificati (CPI), i sanitari iscritti alla cassa (CPS), gli ufficiali giudiziari/aiutanti ufficiali giudiziari e coadiutori iscritti alla cassa (CPGU), facendo cassa con le loro pensioni.</p>
<p>Con l’Art.33 della legge di bilancio inviata alle Camere, si modifica l’aliquota di rendimento per il calcolo della pensione per chi ha meno di 15 anni nel sistema retributivo ed è iscritto alle casse citate, una platea di quasi 700.000 lavoratori.</p>
<p>Una rideterminazione a ribasso che, secondo alcune proiezioni fatte sulla base della nuova tabella “A” rispetto a quella introdotta dalla legge 965 del 26 luglio 1965, comporterebbe una perdita variabile tra i 200 e gli 800 euro al mese, in funzione dei mesi e delle annualità di lavoro presi a riferimento, sottraendo dal 2024 in poi migliaia di euro annui al futuro assegno previdenziale.</p>
<p>La perdita che questa disposizione causerebbe alle pensioni è stimabile tra il 5% fino al 25%, a seconda degli anni di contribuzione pre-96.</p>
<p>Una norma che si ripercuoterà negativamente in particolare sulle piante organiche del SSN, svuotandole ancor di più, per la minacciata fuga entro la fine dell’anno di chi tra medici ed infermieri ha già maturato il diritto a pensione, in un momento già reso drammatico da una gravissima carenza di specialisti a causa della errata programmazione perpetrata per oltre un decennio.</p>
<p><strong>Le novità dal 2024 per andare in Pensione</strong></p>
<p><strong>REVISIONE QUOTA 103</strong></p>
<p>Per evitare la figuraccia dell’aggravio della nuova ipotesi di quota 104 con l’aumento di un anno del requisito anagrafico a 63 anni di età, restando invariato il tetto contributivo a 41 anni, si fa finta di lasciare a 62 anni l’età già prevista da quota 103, ma senza alcuna vergogna si sposta la finestra di uscita di 7 mesi, che diventano 9 mesi per i dipendenti pubblici.</p>
<p>Una sorta di sconto di tre mesi rispetto a quota 104 e, senza vergogna, si rivendica il mantenimento di quota 103.</p>
<p>Inoltre, più pesantemente, per chi ricorrerà a questa modalità di uscita il calcolo della pensione sarà quello interamente contributivo, con una perdita secca del trattamento di pensione, anche per chi ancora può contare sul pro-rata retributivo.</p>
<p><strong>OPZIONE DONNA E APE SOCIALE</strong></p>
<p>Per l’uscita con “Opzione Donna”, che rimane soggetta sempre al vincolo del calcolo contributivo sull’intera vita lavorativa, l’età di uscita si sposta più avanti di un anno arrivando di 61 anni, con la possibilità di riduzione di un anno per ogni figlio, fino ad un massimo di due anni.</p>
<p>Cambiano anche i requisiti per l’accesso all’Ape Sociale con l’aggiunta di ulteriori 5 mesi ai precedenti 63 anni di età.</p>
<p>L’importo massimo dell’assegno riconosciuto per chi esce con Ape Sociale è di 1.500 euro lordi mensili e resterà tale fino al raggiungimento dei 67 anni fissati dalla legge Fornero, momento dal quale sarà calcolato il nuovo importo della pensione</p>
<p><strong>INNALZAMENTO IMPORTO SOGLIA</strong></p>
<p>Per i lavoratori che hanno versato il primo contributo dopo il 1° gennaio 1996, che si trovano quindi soggetti al calcolo del “contributivo puro”, si innalza l’importo soglia per accedere alla cosiddetta pensione anticipata con il requisito di 20 anni di contribuzione e 64 anni di età, a cui si aggiungono ulteriori tre mesi.</p>
<p>L’importo minimo della pensione passa da 2,8 a 3,0 volte l’importo dell’assegno sociale, ciò significa che per andare in pensione “in anticipo” bisognerà aver raggiunto una pensione non inferiore a circa 1.749 euro lordi, ridotto a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte per le donne con due o più figli.</p>
<p>Se non si raggiunge tale valore si dovrà attendere l’uscita a 67 anni, salvo ulteriori aumenti a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita.</p>
<p>Il trattamento di pensione anticipata è riconosciuto per un valore lordo mensile massimo non superiore a cinque volte il trattamento minimo.</p>
<p><strong>AUMENTO ASPETTATIVA DI VITA</strong></p>
<p>Per i giovani, per la cui pensione tutti dicono di preoccuparsi, si spalanca il baratro del meccanismo dell’adeguamento all’aspettativa di vita che bloccato fino ad oggi interviene sia sul progressivo aumento del requisito anagrafico che sulla riduzione dell’importo pensionistico, avendo già cancellato l’adeguamento al minimo, per le future pensioni contributive.</p>
<p>Il meccanismo riprenderà a produrre i suoi effetti dal 2025 con la prospettiva, entro breve tempo, di porre l’uscita dal lavoro all’età di 70 anni e con pensioni da fame, visto il calcolo puramente contributivo e le basse e discontinue retribuzioni/contribuzioni.</p>
<p><strong>RIVALUTAZIONE E SCAGLIONI PEREQUAZIONE</strong></p>
<p>Come anticipato, in premessa, viene ulteriormente rivisto anche il meccanismo di rivalutazione delle pensioni a fronte dell’aumento dell’inflazione.</p>
<p>Solo per le pensioni con un importo lordo fino a 4 volte il trattamento minimo si riconoscerà il 100% dell’adeguamento al costo della vita, che per il 2023 sembra sarà fissato tra il 5 ed il 6%.</p>
<p>Per le pensioni tra le 4 e 5 volte il trattamento minimo la percentuale che doveva essere riportata al 90% dopo ripensamenti dell’ultim’ora è ritornata all’85%, con un’immediata perdita del potere di acquisto.</p>
<p>Per gli altri scaglioni rimane invariata la percentuale fissata nel 2023 tranne che per quelle oltre 10 volte il trattamento minimo, che viene abbassato di 10 punti percentuali e cioè passa dall’attuale 32% al 22%.</p>
<p>Il peggioramento di tali percentuali di rivalutazione, si ripercuoterà, così come lo è stato per il 2022, anche rispetto agli aumenti che verranno calcolati sulla base del valore dell’inflazione, sicuramente più bassa a quella reale con un tasso stimato poco sopra del 5% rispetto all’8,1% del 2023 o, meglio, del 7,3% fatto salvo il differenziale dello 0,8% che come previsto dal decreto aiuti dovrebbe essere riconosciuto anche se non è dato capire da quando!!!</p>
<p>Sottolineiamo con forza che l’ulteriore incremento dello 0,8 corrisponde per una pensione minima a poco più di 4 (QUATTRO) euro al mese, come dire due litri di benzina, alla faccia del recupero dell’inflazione.</p>
<p>Ad ogni buon conto, riportiamo la tabella (in fondo all'articolo) in cui mettiamo a confronto le percentuali di rivalutazione attuate nel 2023 con quelle in programma nel 2024 ed il differenziale di recupero dello 0,8% (4 euro) che doveva già essere erogato ad inizio 2023, atteso che l’inflazione programmata era all’8,1% e non già al 7,3%, così come definita dal Ministro del Tesoro Giorgetti con la manovra finanziaria 2023, facendo cassa sui pensionati per un importo annuo di circa 3 miliardi e 300 milioni &nbsp;Fonte Banca d’Italia.</p>
<p>In ultimo vogliamo rivendicare ancora una volta quali dovrebbero essere gli interventi sulle pensioni che riteniamo fondamentali:</p><ul> 	<li>Revisione strutturale del sistema, superando il sistema di calcolo contributivo e riconoscimento dei periodi di interruzione involontaria dl lavoro;</li> 	<li>Innalzamento valore della pensione minima a 1.000,00 euro netti per 13 mensilità;</li> 	<li>Riduzione del prelievo fiscale alla media degli altri Paesi europei pari al 10/12% medio a scalare, considerando che al 2013 il prelievo fiscale in Spagna si aggirava intorno al 9,5%, nel Regno Unito al 7,2%, in Francia al 5,2%, in Germania allo 0,2% (studio Confesercenti);</li> 	<li>Riconoscimento al 100% del valore della pensione di reversibilità per famiglie monoreddito, almeno fino al valore massimo di 2 volte l’importo della pensione minima.</li> 	<li>Riconoscimento Bonus integrativo L.21/2020 “già bonus Renzi” mai erogato ai pensionati.</li> </ul><p>Appuntamento giorno 23 novembre 2023 ore 10,30</p>
<p>presidio sotto il ministero dell’Economia via XX Settembre</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>USB Pensionati FdS</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <guid isPermaLink="false">news-145250</guid>
                        <pubDate>Fri, 27 Oct 2023 15:36:50 +0200</pubDate>
                        <title>Legge di bilancio: una mazzata per i dipendenti pubblici prossimi alla pensione</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/legge-di-bilancio-una-mazzata-per-i-dipendenti-pubblici-prossimi-alla-pensione-1538.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Sembrava impossibile fare peggio della Fornero ma il Governo Meloni/Salvini pare esserci riuscito, almeno per i dipendenti pubblici iscritti alle casse dell’ex INPDAP, come i dipendenti degli Enti Locali (CPDEL), gli insegnanti e le insegnanti degli asili nido parificati (CPI), i sanitari iscritti alla cassa (CPS), gli ufficiali giudiziari/aiutanti ufficiali giudiziari e coadiutori iscritti alla cassa (CPGU), facendo cassa con le loro pensioni.</p>
<p>Con l’Art.34 della legge di bilancio varato in Cdm, salvo repentini ripensamenti, si modifica l’aliquota di rendimento per il calcolo della pensione per chi ha meno di 15 anni nel sistema retributivo ed è iscritto alle casse citate.</p>
<p>Una rideterminazione a ribasso che, secondo alcune proiezioni fatte sulla base della nuova tabella “A” rispetto a quella introdotta dalla legge 965 del 26 luglio 1965, comporterebbe una perdita variabile tra i 300 e i 400 euro al mese, in funzione dei mesi e delle annualità di lavoro presi a riferimento.</p>
<p>Una mazzata sui trattamenti pensionistici degli ultimi dipendenti pubblici, prossimi alla pensione che ancora conservavano la cosiddetta quota (pro-rata) retributiva.</p>
<p>Un provvedimento che recupera in qualche modo una vecchia proposta, avanzata da alcuni economisti negli anni del Governo Monti, che ipotizzava di ricalcolare il trattamento pensionistico più favorevole offerto dal sistema retributivo con la totale applicazione, all’intera vita lavorativa, del calcolo contributivo decisamente meno “generoso”.</p>
<p>Il Governo Meloni/Salvini non si è spinto fino a tanto, probabilmente anche per difficoltà tecniche, ma introduce comunque una rideterminazione dell’aliquota di rendimento che si avvicina molto a quella ipotesi, abbattendo pesantemente il valore delle pensioni di quei dipendenti pubblici iscritti alle casse citate in apertura.</p>
<p>Difficile determinare il numero degli interessati ma, rispetto all’intera platea dei dipendenti pubblici, bisogna segnalare che la norma dell’Art.34 comporta una disparità di trattamento tra gli iscritti all’ex INPDAP.</p>
<p>Nella norma non viene infatti citata la “cassa stato” (CPTS), escludendo quindi da tale rideterminazione tutto il comparto “sicurezza”, in particolare militari, polizia, vigili del fuoco insieme con i magistrati che pur fanno tutti parte dell’ex INPDAP.</p>
<p>In ultimo la ciliegina amara per le casse previdenziali visto che la modifica della tabella “A”, richiamata nella norma, si riferisce anche agli oneri di riscatto dei contributi pensionistici del sistema retributivo che, vista la penalizzazione introdotta, nessuno vorrà più chiedere e sostenere, determinando una perdita per le casse dell’intero sistema.</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Roma 27 ottobre 2023&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>USB Pensionati FdS</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 26 Oct 2023 16:05:34 +0200</pubDate>
                        <title>Finanziaria: fanno ancora una volta cassa con le pensioni</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/finanziaria-fanno-ancora-una-volta-cassa-con-le-pensioni-1707-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Da quanto emerge dalle prime anticipazioni sui contenuti della legge di bilancio, la cosiddetta legge Fornero resiste e le roboanti dichiarazioni di alcuni membri dell’attuale Governo vanno in fumo con l’approvazione in Cdm del testo che sta per approdare alla discussione in Senato.</p>
<p>Non si cancellano quindi i provvedimenti della riforma pensionistica varata nel 2012 dal Governo Monti e, senza batter ciglio, il Governo Meloni introduce una nuova stretta sulle possibilità di uscita, lasciando invariati gli attuali importi pensionistici da fame.</p>
<p>Per chi esce prima dei 67 anni, limite di età per l’accesso alla pensione fissato dalla Fornero, si prevede addirittura un taglio dell’importo della quota di pensione calcolata con il sistema retributivo.</p>
<p>Una riduzione proporzionale agli anni di anticipo rispetto ai 67 anni.</p>
<p>La cosiddetta quota 103 cresce a 104 con l’aumento di un anno, da 62 a 63, restando invariato il tetto contributivo a 41 anni (i due requisiti devono essere raggiunti entrambi e non sono flessibili).</p>
<p>Opzione Donna subisce un innalzamento del limite d’età a 61 anni, mentre cambiano i requisiti per l’accesso all’Ape Sociale con l’aggiunta di ulteriori 5 mesi ai precedenti 63 anni di età. L’importo massimo riconosciuto per chi vi accede è di 1.500 euro lordi mensili e resterà tale fino al raggiungimento dei 67 anni della legge Fornero, momento dal quale sarà calcolato il nuovo importo della pensione.</p>
<p>Per i giovani, su cui tutti dicono di voler intervenire, si spalanca il baratro dell’adeguamento all’aspettativa di vita che, bloccato fino ad oggi, riprenderà a produrre i suoi effetti con la prospettiva di porre l’uscita dal lavoro all’età di 70 anni e con pensioni da fame, viste le basse e discontinue retribuzioni.</p>
<p>Il meccanismo della cosiddetta perequazione per chi è già in pensione sembra destinato a riproporre quanto fatto per il recupero dell’inflazione del 2022, pochi spiccioli a chi percepisce oggi una pensione minima di 563,73 euro. Forse si arriverà, per le pensioni minime, a 650 euro lordi solo per i pensionati e le pensionate ultrasettantacinquenni.</p>
<p>Quindi ancora una volta non una vera riforma, ma un insieme di misure che, come negli anni passati, servono a fare cassa con le risorse del sistema pensionistico per finanziare interventi come quello sul ponte sullo Stretto di Messina o per la corsa agli armamenti.</p>
<p>Se si aggiungono le previsioni per le insufficienti risorse destinate alla Sanità pubblica, ovvero per il suo smantellamento definitivo, il quadro diventa più chiaro.</p>
<p>Basta con lo Stato Sociale ed avanti tutta con lo Stato al servizio del mercato e della finanza, che ancora una volta vincono su tutti i fronti, vedi il prelievo fiscale sui profitti delle banche che si trasforma in aumento del loro capitale sociale.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 04 Sep 2023 10:59:37 +0200</pubDate>
                        <title>Potenza, riunione Coordinamento USB Pensionati</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/potenza-riunione-coordinamento-usb-pensionati-1105.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Per dare continuità a quanto emerso con l'assemblea dello scorso 26 Agosto, si è riunito il Coordinamento USB Pensionati - Basilicata.</p>
<p>Il neo organismo sindacale di categoria, già aderente alla Federazione USB sul sociale, ha ribadito la volontà di partecipare alle iniziative di mobilitazione nazionali già in corso e intese a sollecitare il governo sulla risoluzione delle problematiche di natura economica riguardanti la categoria, a partire dalla detassazione alla media europea delle pensioni e la maggiorazione di quelle più basse.</p>
<p>Il Coordinamento si è soffermato inoltre sulla necessità di avviare specifiche campagne di sensibilizzazione dei cittadini e di confronto con le Amministrazioni Locali sulle problematiche relative alle pessime condizioni in cui versa la Sanità lucana (qualità dei servizi, costi economici, liste di attesa etc.) e più in generale sulla qualità della vita dei nostri territori.</p>
<p>In particolare per la città di Potenza si sono sottolineate forti criticità e punti di caduta che rendono non più rinviabili programmati e mirati interventi risolutivi della pubblica amministrazione, a partire dal Comune.</p>
<p>Il Coordinamento in tal senso sollecita l'Amministrazione comunale a portare a termine l' iter politico-amministrativo sull'utilizzo della ex area CIP ZOO per la creazione di un grande Parco cittadino, a basso impatto ambientale, così come sollecitato dai cittadini in passato con una petizione popolare sottoscritta da ben 12000 firme.</p>
<p>A supporto di questo importante obiettivo si sollecita anche l'ultimazione degli interventi sull'area fluviale, con il completamento dell'anello pedonale, e la risoluzione dei problemi di sicurezza e manutenzione di tutte le aree a verde attrezzato della città.</p>
<p>Va inoltre definitivamente portato a soluzione il problema dei bagni pubblici, quasi inesistenti o non funzionali in buona parte della città .</p>
<p>Altra importante problematica che si sottopone all'attenzione dell'amministrazione comunale è la non più rinviabile delocalizzazione della Centrale Enel del Gallitello.</p>
<p>Dopo anni di vana attesa e promesse non mantenute dall'Enel va risollecitato l'impegno assunto in precedenza a rimuovere un impianto di forte impatto in un'area già gravata, oltre che da un forte densità commerciale-abitativa, da antennoni e ripetitori di varia entità che continuano a essere fonte di forte preoccupazione per la salute dei cittadini.</p>
<p>L'amministrazione comunale deve assumere una non più procrastinabile iniziativa tesa alla definitiva soluzione del problema.</p>
<p>A conclusione dell'incontro il Coordinamento dichiara la propria disponibilità a offrire ogni utile contributo e a partecipare al confronto di merito nelle sedi deputate per tutte le problematiche sollevate.</p>
<p><strong>Coordinamento USB Pensionati Basilicata</strong></p>
<p>Potenza, 2.9.2023</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 28 Aug 2023 12:11:56 +0200</pubDate>
                        <title>Nato a Potenza il Coordinamento USB Pensionati Basilicata</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/nato-a-potenza-il-coordinamento-usb-pensionati-basilicata-1215-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Nasce il Coordinamento USB Pensionati Basilicata aderente alla USB Federazione del Sociale per costituire anche nei nostri territori un punto di riferimento organizzativo e di iniziativa sociale per i tanti ex lavoratori, oggi in pensione, alle prese con le tante problematiche relative al pieno esercizio dei diritti di cittadinanza, a partire da quelli relativi alla qualità della vita, come l’assistenza socio-sanitaria, i trasporti, la difesa economica e del potere di acquisto delle pensioni, senza trascurare i diritti&nbsp; alla piena fruizione dei luoghi di aggregazione e socialità e&nbsp; agli eventi culturali dei nostri territori.</p>
<p>Un primo appuntamento si è tenuto sabato 26 agosto con la partecipazione del coordinatore nazionale Massimo Briguori che, nel suo intervento, dopo aver denunciato dati alla mano le bugie e le mistificazioni delle varie campagne governative sulla insostenibilità del sistema pensionistico, ha illustrato alcuni punti essenziali della proposta USB Pensionati:</p><ul> 	<li>aumento a 1.000 euro netti mensili della pensione minima, erogata per 13 mensilità;</li> 	<li>detassazione delle pensioni alla media europea e detrazione fiscale delle pensioni con una no tax area fino a 20.000 euro;</li> 	<li>reversibilità nella misura percepita dal coniuge defunto per le famiglie monoreddito;</li> 	<li>assistenza domiciliare gratuita garantita all’anziano e percorsi sanitari agevolati in Pronto Soccorso e ambulatori ospedalieri pubblici;</li> 	<li>apertura di vertenze territoriali con le istituzioni locali sulla condizione dell’anziano e sulla cosiddetta “silver economy”;</li> 	<li>istituzione della figura del garante dei diritti dell’anziano, e del “geriatra di famiglia”.<br> 	&nbsp;</li> </ul><p>Sono seguiti gli interventi di alcuni rappresentanti del&nbsp; coordinamento regionale che hanno chiarito come il nuovo organismo sindacale intende promuovere una forte iniziativa di mobilitazione e vertenzialità, a partire dalle Amministrazioni e dagli Enti locali, e intende essere anche un punto di riferimento e&nbsp; di servizio per l’assistenza fiscale e previdenziale, il disbrigo di pratiche e richieste alla pubblica amministrazione oltre che di orientamento e approfondimento attraverso conferenze, riunioni e assemblee, delle tematiche di attualità culturali e di carattere ludico-aggregative della categoria.</p>
<p>Seguirà&nbsp; nei prossimi giorni un’assemblea di organizzazione per formalizzare l’elezione dei rappresentanti della categoria e per l’individuazione di ulteriori strumenti di intervento e difesa dei diritti di cittadinanza.&nbsp;&nbsp;</p>
<p><strong>Coordinamento USB Pensionati Basilicata </strong></p>
<p>Potenza 28.8.2023</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 07 Aug 2023 14:55:21 +0200</pubDate>
                        <title>Pensioni, positivo il tour nelle piazze con la partecipazione di pensionati, lavoratori e cttadini ai momenti di confronto e dibattito</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/esperienza-positiva-e-stata-la-programmazione-del-tour-itinerante-e-nelle-piazze-e-attiva-e-fattiva-e-stata-la-partecipazione-di-pensionati-lavoratori-e-cittadini-nei-momenti-di-confronto-e-dibattiti-pubblici-organizzati-nelle-piazze-1507-1-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Sabato 5 Agosto 2023 - nonostante il tempo incerto - si è svolta a Cusano Mutri (Benevento) l’ulteriore tappa del tour per diffondere le proposte di radicale riforma del “Sistema pensionistico e previdenziale  italiano” e per l’introduzione del “Contratto Sociale dei Pensionati”.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Nella piazza centrale del suggestivo borgo medioevale sannita si è riunito un folto gruppo di persone - e molti shanno ascoltato seppur rimanendo ai margini della piazza -, con le quali abbiamo avuto modo non solo di dettagliare le nostre proposte sulle pensioni, ma anche di toccare altre importanti tematiche come l’incessante precarietà lavorativa, la mancanza di concrete prospettive lavorative per i nostri giovani e non solo, la mancanza &nbsp;di prospettive per le nostre aree interne, la forte emigrazione soprattutto giovanile, la necessità di avere un salario e un’occupazione stabile e dignitosa, il ritorno ad una vera sanità pubblica e universale, il diritto alla casa, le problematiche che attengono il carovita, l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, un'inflazione che ha toccato percentuali record che stanno mettendo a dura prova la quodianità di tutti noi.</p>
<p>I temi trattati hanno riscosso grande interesse tra la gente presente e quella passante, tanto da apprezzarne e condividerne l’iniziativa, a testimonianza della giustezza delle nostre idee, dell’esigenza di scuoterci da quell’atavica indifferenza che, nel tempo, ha determinato un’assuefazione generale rispetto alle scelte politiche governative che hanno determinato l’acuirsi del divario tra le classi sociali, in particolare tra i meno abbienti ed i benestanti e troppo spesso, queste stesse scelte politiche Governative, hanno e stanno determinano arretramenti materiali, sociali e lavorativi, con particolare incidenza nelle nostre piccole aree interne e di provincia, come la provincia &nbsp;di Benevento.</p>
<p>Il dibattito incentratosi sulla piattaforma rivendicativa di radicale modifica del “Sistema Pensionistico e fiscalità della Pensioni”, ha riscosso unanime consenso, condivisione e apprezzamento tanto che i presenti hanno espresso la volontà di creare un gruppo di pensionati, lavoratori e cittadini, peraltro anticipando la loro adesione a ogni altra ed analoga iniziativa, oltre che di partecipare alla manifestazione nazionale che stiamo organizzando al Ministero del Lavoro – ROMA - per il 22 del&nbsp; mese settembre.</p>
<p>Dopo il dibattito ci siamo intrattenuti con i presenti, con cui si è creato un bellissimo ed ulteriore momento di socialità e aggregazione, durato fino a tarda serata e tra le chiacchiere informali si è registrato l’apprezzamento per l’idea del nostro tour&nbsp; e la volontà di rivederci presto per organizzare nuove iniziative, al fine di mettere in campo quella mobilitazione popolare necessaria per riuscire a ottenere ciò che ci spetta.</p>
<p>Con gioia e determinazione, dopo bellissimi momenti come quelli appena trascorsi, e dopo la canonica pausa di Ferragosto, riprenderemo il nostro percorso ed il nostro Tour aspettandovi ai prossimi&nbsp; appuntamenti che saranno prodromici alla manifestazione nazionale del 22 settembre.</p>
<p>Noi di USB Pensionati ci siamo organizzati e mobilitati.</p>
<p><strong>“Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso!”</strong></p>
<p><strong>USB Pensionati</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sun, 16 Jul 2023 19:04:53 +0200</pubDate>
                        <title>È uscito il numero 6 del Giornale dei pensionati del Coordinamento Lombardo</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/e-uscito-il-numero-6-del-giornale-dei-pensionati-del-coordinamento-lombardo-1906.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>È uscito il numero 6 del Giornale dei pensionati del Coordinamento Lombardo</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 11 Jul 2023 16:54:08 +0200</pubDate>
                        <title>Casa dei Coniugi, una tragedia che poteva e doveva essere evitata</title>
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		                        		https://pensionati.usb.it/leggi-notizia/casa-dei-coniugiuna-tragedia-che-poteva-e-doveva-essere-evitata-1655.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>UNA TRAGEDIA CHE POTEVA E DOVEVA ESSERE EVITATA</p>
<p>LA SANITÀ NON SOLO LOMBARDA SEMPRE PIU’ VERSO LA PRIVATIZZAZIONE A DANNO SOPRATTUTTO DEGLI ANZIANI!!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Milano nella RSA “Casa dei Coniugi” è scoppiato un incendio nella notte del 7 luglio con un bilancio da guerra, ben 6 morti e ben 81 feriti. Tanto avviene nella ex &quot;Milano da bere&quot;, oggi &quot;... da SPOLPARE&quot;, dove durante il tempo della pandemia abbiamo visto il sistema sanitario lombardo, con oltre il 50% in mano ai privati, entrare profondamente in crisi.</p>
<p>Siamo ormai al &quot;mercato della salute&quot;, in special modo delle persone anziane, soprattutto quelle con &quot;infermità gravi&quot; che sono ormai sottratte ad un SSN che non garantisce più in tempi utili le prestazioni che si rendono necessarie, con file di attesa interminabili.</p>
<p>Siamo al profitto ed allo sfruttamento di ogni situazione da parte di privati senza scrupoli, che nel corso degli anni hanno drenato risorse pubbliche determinando il peggioramento della sanità, mettendo in atto una vera e propria &quot;mercificazione&quot;, annullando ogni carattere di UMANITÀ e di considerazione per la condizione dell'anziano e non solo.</p>
<p>Ciò che è successo nella RSA &quot;Coniugi&quot;, non è un caso fortuito e non è da imputare a sfortuna ma a responsabilità ed omissioni precise dovute a noncuranza e ad un prioritario interesse al profitto.</p>
<p>Inoltre, la tragica morte di 6 persone e gli 81 feriti rappresenta purtroppo solo la punta dell’iceberg, il vero disastro sono le “ordinarie” condizioni di vita degli ospiti delle RSA e dei lavoratori che operano in tali strutture, spesso con numeri assolutamente insufficienti, con paghe da fame, e senza gli adeguati strumenti di intervento.</p>
<p>La USB pensionati non intende mollare e sarà presente in tutte le occasioni di lotta contro la privatizzazione del diritto alla salute, a partire dal disastroso progetto di autonomia differenziata che il Governo Meloni intende attuare aggravando ancora di più le diseguaglianze prodotte dai sistemi sanitari gestiti dalle regioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma 12 luglio 2023 COORDINAMENTO NAZIONALE USB PENSIONATI</p>]]></content:encoded>
			
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