LA RIDUZIONE FISCALE DELLE PENSIONI PASSA DAL RIENTRO DI QUELLE FUGGITE ALL’ESTERO

Roma -

LA RIDUZIONE FISCALE DELLE PENSIONI

PASSA DAL RIENTRO DI QUELLE FUGGITE ALL’ESTERO

 

Il recente intervento del Governo sul sistema fiscale, con la riduzione e la riformulazione delle aliquote fiscali, è la risposta populistica al problema della tassazione dei redditi in generale e delle pensioni in particolare.

Ancor prima di questo ultimo intervento la USB pensionati ha chiesto al Governo una riduzione della pressione fiscale sulle pensioni del 10/11% medio a scalare, attestandosi su un’aliquota corrispondente alla media di quelle dei paesi europei, tra i quali alcuni non effettuano alcun prelievo fiscale sulle pensioni.

Le risorse recuperate (circa 25 Mld. Annui), sugli oltre 50 prelevati annualmente, doveva restare all’interno del sistema per consentire l’aumento delle pensioni minime e la base per la copertura di una pensione dignitosa alle generazioni future.

Bisogna sottolineare invece che, oltre alla riformulazione delle aliquote fiscali, il Governo è intervenuto con il cosiddetto “Sostegni ter” dando indirettamente ragione ad USB Pensionati.

Preso atto della diversa e più bassa tassazione sulle pensioni in molti paesi europei e la fuga dei pensionati italiani verso lidi ben più accoglienti e favorevoli, il decreto prova ad invertire la rotta portando al 7% la tassazione sia per i pensionati che rientrano in Italia, sia per i pensionati di altri paesi con residenza all’estero.

L’unico vincolo è quello di fissare la residenza in alcune regioni, Basilicata, Campania, Sicilia, Sardegna, Calabria, Abruzzo, Molise e Puglia, anche per ridurre lo spopolamento di molti piccoli centri attivando la turistificazione del sud anziché lo sviluppo.

Il problema, tuttavia, è che tale operazione premia solo chi rientra o proviene dall’estero, con un risparmio di circa 3.000 euro l’anno per una pensione media, 20.000 euro l’anno, creando un’ulteriore disparità di trattamento, senza alcun beneficio per le future generazioni.

Ancora una volta quindi un intervento “SPOT” che non solo non rivede l’imposizione fiscale sulle pensioni, riallineando quelle italiane a quelle di altri paesi, ma finisce con il premiare chi, pur ricevendo una lauta pensione, non c’è un tetto massimo, ha pensato prima di spostarsi all’estero e sfruttare il prelievo più favorevole. Oggi, grazie al “Sostegni ter”, può rientrare in Italia con una riduzione del prelievo fiscale del 14% rispetto alla più bassa delle aliquote, potendo però centrare il bersaglio di una riduzione del 36% se si considera l’aliquota più alta del 43% fissata nel nostro Paese.

Anche per questo eravamo in piazza il 22 aprile insieme a tutto il mondo del lavoro, perché la ragione è dalla nostra parte.

 

Roma 21 aprile 2022 USB Pensionati

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