Sanità: tagli del governo da una parte, RBM e banche dall'altra. E noi in mezzo

Roma -

Il definanziamento del sistema sanitario pubblico è un dato strutturale delle politiche di tutti i governi. Tanto è vero che in dieci anni (quindi con governi diversi) sono stati tagliati ben 37 miliardi di finanziamenti la metà dei quali risparmiati sul personale (fondazione Gimbe). Questo ha creato una situazione quasi disperata e disperante.

Lo sfacelo del sistema è sotto gli occhi di tutti e si riproduce quotidianamente in negazione di cure, mancata applicazione uniforme dei LEA, chiusure di ospedali, richiamo dei pensionati, intervento dell'esercito e così via. Ormai siamo al folklore mentre troppi interessi si affacciano al capezzale di un sistema sanitario ritenuto morente e spinto a miglior vita dalla politica neoliberista dei governi tutti.

 

Il nascente patto per la salute, vale a dire l'accordo di programmazione finanziaria tra governo e regioni per il finanziamento del sistema sanitario pubblico, ha in sé una fatidica clausola finanziaria che prevede di non erogare i finanziamenti aggiuntivi alla sanità in "caso di mancato conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e variazioni del quadro macroeconomico".

 

Per essere chiari il precedente Patto per la salute del governo PD, con la stessa clausola, ha prodotto una riduzione del finanziamento della sanità dai 115,5 miliardi previsti a 111 miliardi. Considerando i problemi dell'attuale governo è facile prevedere un'operazione analoga che comporterà una riduzione del finanziamento di 2 miliardi nel 2020 e 1,5 miliardi nel 2021. La Fondazione Gimbe prevede che per garantire una sanità in linea con gli standard europei occorrerà nel 2025 un finanziamento pari a 230 miliardi, a fronte degli attuali 154,9 previsti. Sarebbe inevitabile un piano straordinario di investimenti sul sistema che nessuno vuole fare. Ma non solo, la clausola finanziaria rischia di tagliare gli 8,5 miliardi previsti dalla legge di bilancio per il triennio. Il ministro della salute Grillo, per aver contestato la clausola finanziari dei tagli alla sanità rischia di essere cacciata in malo modo dal governo. Non è solo un effetto del giacobinismo fellone della Lega o dell'arrendevolezza dei 5 stelle, è una scelta di sistema nascosta tra le maglie di una manovra finanziaria. La spesa per la salute non dipende e non è mai dipesa dai bisogni dei cittadini ma dalle politiche finanziarie dei governi.

 

E mentre si aspettano i futuri tagli si celebra in pompa magna, nella discussa nuvola il welfare day 2019, l'orgia privatistica delle assicurazioni sanitarie fiancheggiate dalla banche come Unicredit.

Il sistema delle assicurazioni sta costruendo un sistema sanitario privato parallelo a quello pubblico e alternativo ad esso sottraendogli risorse dirottate verso il mercato privato.

Ormai si è creato anche un impianto teorico funzionale alla privatizzazione, si parla di welfare occupazionale legato alla condizione di lavoro e di welfare di cittadinanza vale a dire il pubblico che deve garantire il minimo indispensabile, vale a dire il welfare dei poveri.

Questo impianto di fronte alla difficoltà organizzative e funzionali del pubblico diversifica il diritto alla salute in funzione della propria condizione occupazionale spingendo i lavoratori a ricorrere al sistema assicurativo per proteggere la propria salute e quella dei familiari. Dal welfare aziendale inteso come innocua polizza assicurativa e semplice benefit contrattuale pagato dai lavoratori con la rinuncia ad una parte del proprio salario, si passa ad un vero e proprio sistema che per ora si avvale di strutture private convenzionate, ma in futuro? È il modello americano che lascia senza assistenza milioni di cittadini che non possono pagare assicurazioni sempre più costose man mano che assumeranno nelle proprie mani il monopolio dell'assistenza sanitaria.

 

E NOI IN MEZZO dobbiamo capire l'importanza di una vera e propria vertenza sociale di massa per la difesa di quel che resta del sistema sanitario pubblico e la ricostruzione di quanto distrutto negli anni. L'appello con cui l'Usb ha lanciato la campagna nazionale per la difesa e la ricostruzione del sistema sanitario pubblico ha l'obiettivo di creare un terreno comune di confronto tra tutte le componenti del sistema sanitario e i cittadini utenti. È su questo terreno che abbiamo cominciato a muoverci.

 

Roma 11/06/2019

USB PENSIONATI