USB apre la campagna per la riforma della previdenza pubblica

Nazionale -

Una delegazione dell'USB ha partecipato il 28 febbraio ad un tavolo di consultazione convocato dal Sottosegretario Durigon al ministero del Lavoro per discutere eventuali migliorie al decretone su quota 100. Il tavolo composto da una miriade di organizzazioni sindacali corporative e addirittura professionali, totalmente subordinato alla politica governativa, ha ricercato, ciascuno per i propri rappresentati, soluzioni parziali e di contrapposizione tra soggetti sociali. Cgil Cisl Uil avevano già assolto a questa funzione il giorno 25 febbraio. L'Usb ha espresso la propria contrarietà al fatto che tale tavolo non sia stato convocato quando il decretone era in costruzione, e le OO.SS vengono consultate su un atto legislativo che è già stato approvato in senato e che ha tempi contingentati essendo un decreto legge. In queste condizioni diventa improbabile costruire modifiche, negate tra l'altro dalla subordinazione delle scelte fatte alla compatibilità finanziaria tanto che ogni misura viene centellinata con l'obiettivo di ridurre costi e platea interessata. L'Usb ha comunque espresso apprezzamento per l'apertura del confronto con le parti sociali, purché tale evento non resti episodico ma dia inizio ad un confronto serrato sul futuro della previdenza pubblica. Tuttavia la USB ha sottolineato che tempi e contenuti del confronto non possono essere determinati dalle proposte, peraltro insufficienti e inadeguate, dell'accordo con Confindustria e Cgil Cisl Uil, ma devono essere determinati dalle necessità di chiarezza di lavoratori e pensionati, i cui diritti possono essere garantiti unicamente da una previdenza pubblica riformata. L'Usb ha illustrato la propria proposta di riforma della previdenza pubblica con i suoi principi cardine. Le risorse sono dentro il sistema che viene depredato da una tassazione onerosa, tagli alle pensioni e così via. Le risorse che sarebbe possibile recuperare riducendo la tassazione sulle pensioni in essere, vanno reinvestite nel sistema previdenziale aumentando le pensioni cosiddette minime e costruendo percorsi di garanzia per i giovani data la loro discontinuità lavorativa e quindi previdenziale. All'interno di questo percorso di possono dare risposte non bibliche a esodati, precoci, donne, e così via.

Altro elemento centrale è quello dell'Inps, per il suo ruolo come unico Ente Istituzionale del Paese operante nella previdenza e nell’assistenza pubblica, al quale sono state attribuite negli ultimi anni funzioni progressivamente crescenti, da ultimo “Quota cento” e “Reddito di cittadinanza”, senza la necessaria integrazione della costante riduzione del personale, già ridotto in attuazione della spending review.

Un blocco delle assunzioni, che mette a rischio le stesse prestazioni e l’erogazione dei servizi all’utenza, che deve essere superato con una decisa iniezione di personale attraverso nuove assunzioni e con lo scorrimento delle graduatorie tuttora in vigore.

L'Usb ha poi ribadito la propria contrarietà alla previdenza complementare che trasforma la pensione in capitale di rischio e consente ai fondi pensioni di perturbare ulteriormente il mercato finanziario e l'assetto delle imprese, potendo decidere chi finanziare e chi no. Questa operazione della previdenza complementare indebolisce ulteriormente la previdenza pubblica e l'esercizio del diritto alla pensione costituzionalmente sancito. Allo stesso modo abbiamo espresso preoccupazione per questa richiesta di separazione tra previdenza e assistenza che nasconde non una chiarezza di gestione ma appetiti di acquisizione di risorse e tagli alle prestazioni sociali.

Abbiamo quindi consegnato la nostra proposta formale sulla quale chiederemo un confronto ravvicinato. La campagna nazionale sulla previdenza pubblica è formalmente iniziata.

 



Unione Sindacale di Base


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